Secondo live del talent "The Voice of Italy", per i quattro giudici entusiasti, anche di una partenza non stellare.
Il Team Carrà, al momento non ha sfornato il classico talento per cui un giovane si reca in negozio per comprare una versione economica del C.d.
Basti pensare alla Kermesse di Sanremo che sforna artisti con in vendita C.d, a prezzi contenuti nonostante , spesso siano dotati di una grossa visibilità.
Il grande Marco Mengoni di cui non ricordiamo neanche lontanamente fosse nato da un "Talent", ha bucato il video fin dalle prime apparizioni, come Alessandra Amoroso piangente fino alla fine del programma Amici, ora campioni d'incassi e di fans.
Forse, la "Blind audition" non funziona del tutto, bisognerebbe tornare indietro negli anni quando una timida Gigliola Cinquetti fu messa sul palco di Sanremo con un vestitino per l'occasione, grazie all'intuito ed alla collaborazione di Crepax, fratello del più celebre Guido Crepax ideatore della celebre Valentina.
Il cantante è un prodotto che non si deve solo sentire, ma deve avere una precisa o imprecisata personalità artistica, unica nel suo genere.
Stasera il secondo live, vedrà la partecipazione di Malika Ayane e l'ever green Giorgio Moroder.
Malika canterà con i talenti in gara due dei suoi brani più celebri. Mentre Moroder, vincitore di tre Premi Oscar per le colonne sonore di “Flashdance”, “Top Gun” e “Fuga di Mezzanotte”, accompagnerà i Talenti in una spettacolare esibizione.
Dalla performance sarà più chiara la caratteristica dei singoli cantanti. Di questi, i restanti 8 dovranno convincere i giudici a farli ritornare in video Lunedì 16 maggio. Dove il numero si dimezzerà nuovamente, fino ad arrivare alla finalissima del 23 maggio, quando solo 4 voci si contenderanno la vittoria finale che potrebbe essere non solo all'insegna della voce, ma anche della bellezza.
Siamo fiduciosi di scovare nei prossimi team dei coach la voce vincente, nell'attesa che arrivi Giorgio Moroder.
Venerdi' 30 aprile, Silvia Vegetti Finzi presso l'Unione Femminile in Corso di Porta Nuova a Milano, ha presentato il libro "Una bambina senza stella". Un proficuo incontro durato oltre 2 ore, ripercorrendo gli anni dal 1938 con la promulgazione delle Leggi razziali, e l'analisi disincantata per particolari momenti storico politici italiani della vita di una bambina di nome Finzi.
Tre sapienti relatrici hanno introdotto, analizzato e trovato similitudini, spaziando tra gli autori europei e non, per rivivere gli anni della nostra formazione moderna dal '40 in poi.
Una famiglia, una bambina affidata ad una coppia di parenti, una maestra di Brescia. Un faro nella vita di Silvia Vegetti Finzi, approdata in classe all'età di 11 anni.
Il racconto del libro autobiografico nasce per stimolare il racconto autobiografico di tutti noi. Pochi raccontano "le storie", si sente parlare sempre della "Storia".
Tramandare i racconti, le esperienze, il proprio vissuto atttraverso la "deportazione", per raccontare "l'indicibile".
La terza persona usata nella stesura di "Una bambina senza stella" appare sotto una forma linguistica diversa e terapeutica che spinge a raccontare con gli occhi di un adulto.
Una donna come per sua stessa ammissione, moglie, madre e nonna felice.
Un racconto che dà sostanza ad un'identità.
Quella dei bambini solitamente dimenticati in tempi di guerra. Una guerra che ha reso poveri i contadini, le donne, ed i bambini arrivati da soli sulle navi bianche organizzate dalla Croce Rossa.
Senza tentare d'improvvisarsi esperti, possiamo suggerire la lettura di "Una bambina senza stella" le risorse segrete dell'infanzia per superare le difficoltà della vita, come un libro di rilessioni educative, dove si possono intravedere modalità differenti. Una biografia che parte dall' "Io" inespresso con riflessioni sulla propria infanzia, sulla vita, in maniera ingenua ed acuta.
Partendo dall' "IO" durante lo scorrere delle pagine si arriva al "NOI".
Una sorta di condivizione collettiva, un'unica storia, in tante storie.
Un'abile esortazione nel raccontare la storia di ognuno di noi. E, se realmente potessimo farlo, ne scriveremmo pagine in "corsivo" ed in "grassetto" per descrivere la "putina" o la "bambina" proprio come l'autrice.
"Le risorse segrete dell'infanzia per superare le difficoltà della vita sono servite a Silvia Vegetti Finzi, a rievocare flash della propria infanzia".
Un esempio, un modello, un punto di riferimento per tutti i bambini spesso colpiti dai traumi della separazione, dell'indifferenza e del disamore. E il dolore infantile non cade mai in prescrizione".
"Negli squarci di un passato che non passa possiamo cogliere però, con l'evidenza della vita vissuta, anche le meravigliose risorse con le quali l'infanzia può attraversare le difficoltà della vita: il gioco, la fantasia, la creatività e l'ironia. Risorse che, attualmente, un'educazione ansiosa e iperprotettiva rischia di soffocare".
E concludiamo con la lettura iniziale del libro: "Cara lettrice o caro lettore, se stai leggendo queste righe significa che qualche cosa ci avvicina, forse solo un incontro casuale ma mi auguro che si trasformi, col procedere delle pagine in una profonda sintonia".
Questo è avvenuto esattamente a noi, un incontro casuale ci ha portati a sederci ed assistere alla presentazione del libro.
Ne siamo usciti arricchiti e contenti nell'intraprendere un "Meraviglioso futuro"
Segnaliamo la lettura del libro di Claudio Maffei - "Il futuro che non si prevede, lo si inventa", per diversi ottimi motivi:
- sostanzialmente per la scrittura fluida e chiara;
- la contestualizzazione dell'ambiente lavorativo dei nostri giorni;
- per rispondere alle domande universali che molti adulti pensanti si fanno;
- per una semplice condivisione delle esigenze collettive;
- per parlare d'intelligenza emotiva, ricordando Coleman;
- per attingere tramite frasi ideate da grandi comunicatori alla saggezza popolare;
Claudio Maffei, suggerisce non direttamente nel libro, ma tramite i suoi convegni, alcune affermazioni da non usare "MAI" con un nostro probabile interlocutore.
Mai usare il "NO" alla domanda di un nostro interlocutore, oppure "NON E' COSI", e quantomeno "SI SBAGLIA".
Il comunicatore non giudica, dietro ogni giudizio si nasconde un pregiudizio.
Il giudizio espresso a prima vista su una persona appena conosciuta, non serve a molto, se non vi è la calibrazione per arrivare alla "mappa del mondo" dell'individuo.
Ma non vogliamo svelarvi l'intero pensiero di Claudio Maffei, anche se ci affascina l'aspetto "cinestetico", uno dei cinque sensi da cui è utile farsi guidare, quando s'intende conoscere una nuova persona. I cinque sensi, usati in maniera diversa da soggetto a soggetto, permettono di "tracciare" una linea quanto meno veritiera, avulsa da pregiudizi e preconcetti nati in tenera età in ognuno di noi.
"Il futuro che non si prevede, lo si inventa", ricorda il detto "Ognuno è l'artefice del suo successo".
Tratta temi interessanti come la "Coerenza", la "Curiosità", la "Creatività", la "Buona educazione" da non confondere con il "bon-ton", la "Comunicazione" come aspetto determinante nella nostra vita.
Riassumiamo brevemente gli aspetti del libro che ci hanno fatto particolarmente riflettere, partendo da una massima:
"Le tre condizioni per il successo futuro sono: la prospettiva a lungo termine, impegno e autodisciplina"
Claudio Maffei è esperto dei vari aspetti lavorativi, inclusi quello dell'Ente Pubblico e scrive:
"Indipendendemente dal fatto che la nostra attività sia retribuita piuttosto che gratuita, dal momento che ci impegnano in un qualsiasi tipo di lavoro, utile per la comunità, entriamo nell'ordine delle idee di "dover fornire un servizio" . Molti hanno ben chiaro questo concetto, in altri questo è "oscurato dalla ricerca esclusiva dell'interesse personale".
Chi lavora "mosso da puro spirito di servizio" non conosce ostacoli, non ha bisogno di mansionari per ricordarsi che "cosa debba" o "non debba fare". Basti pensare ai militari che offrono la vita per tenere fede al proprio giuramento, o ai giudici Falcone e Borsellino che, pur sapendo quali rischi stessero correndo, andarono incontro alla morte, per mano della mafia, proprio in quanto "servitori", nel senso divino del termine, della giustizia".
Durante la lettura, i consigli preziosi dell'autore, si rifanno a massime famose come Paul Watzlawick, ad Aristotele, o Voltaire. Perle di saggezza e valido strumento non solo di riflessione, ma di attenta analisi del tessuto sociale che ci circonda, narrando:
"La nostra miserabile specie è fatta in modo tale che quelli che camminano sulle vie battute gettino sempre pietre contro quelli che insegnano vie nuove" (Voltaire)
"Non confondiamo mai l'efficienza con l'efficacia. Ho conosciuto persone che correvano tutto il giorno senza combinare nulla. Forse erano efficienti, sicuramente non efficaci"
"La buona educazione non sta nel non versare la salsa sulla tovaglia, ma nel non mostrare di accorgersi se un altro lo fa"
"La creatività è una qualità..............................................................
Capite ora, perchè vi consigliamo la lettura del libro? Perchè stavamo per riscriverlo tutto, traendo spunti importanti per la nostra vita quotidiana, per le relazioni sociali lavorative, ed analizzando gli strumenti determinanti per il raggiungimento della felicità, del successo, o della semplice armonia con sè stessi.
Un ringraziamento speciale a Loretta Bert da parte dell'autore è doveroso. E noi ci associamo.
Troviamo originale la presentazione autobiografica dell'autore e ve la alleghiamo. Buona lettura.
Sono nato il 6 maggio 1952 a Milano in via Cimarosa angolo corso Vercelli.
Allora ci passava il "Gambadelegn", un trenino diretto a Magenta, oggi c’è Mc Donald.
La figura di riferimento più importante per la mia infanzia è stata la nonna Fanny, nonna materna: giornalista, scrittrice, fantastica affabulatrice.
Elementari, medie, liceo classico ed è subito il ‘68.
In quegli anni niente guerriglia urbana, facevo un po’ lo studente, un po’ il nuotatore, un po’ il batterista. Ho partecipato anche, con un gruppo, al festival studentesco di Milano.
I batteristi, si sa, frequentano i chitarristi e a volte imparano, da autodidatti, a suonare la chitarra.
De Andrè, Guccini, Gaber, i miei modelli.
Chitarrista, cantante, cabarettista prima per gli amici, poi anche per il pubblico. A 19 anni, dopo l’ennesima richiesta di quanti esami avessi sostenuto all’università, esco di casa per provare a vivere di teatro, di cabaret, di canzoni.
Tanti provini, qualche tv privata, qualche comparsata in un film.
Poi l’incontro con un grande personaggio, Giovanni Spadolini, allora direttore del Corriere della Sera, per tentare la carriera di giornalista.
Fu lui che mi indicò la strada: “hai fatto l’attore…potresti insegnare a parlare in pubblico…qui, in Italia, ce n’è tanto bisogno. In America si studia la retorica, si fanno esami all’università, qui ancora ognuno si improvvisa:…i politici…gli imprenditori…Vedrai, insegnare a parlare in pubblico a queste persone diventerà una professione anche qui da noi”.
La gavetta è stata durissima. Quando mi proponevo agli imprenditori per migliorare la loro comunicazione mi prendevano per un tecnico della Sip (oggi Telecom)! Poi, giovanissimo, ho creato una società e mi sono messo sul mercato. A 30 ero il segretario generale della FERPi, la Federazione Relazioni Pubbliche Italiana, a 35 ne ero il presidente, e nel frattempo continuavo a formarmi.
Avevo sempre in mente le parole di Giovanni Spadolini.
Ho così deciso di andare a vedere chi queste tecniche le aveva inventate. E allora via, con quelle quattro parole di inglese imparate a scuola, a seguire i corsi di Paul Watzlawick, Tom Peters, Deepak Chopra, John Grinder, Richard Bandler, Robert Dilts, Kenneth Blanchard. Ma non dimentico due miei grandi maestri italiani, così diversi, ma così utili alla mia formazione:
Silvio Ceccato artista prestato alla cibernetica e Mario Silvano un vero mago della formazione nel settore commerciale.
Oggi, faccio i conti un po’ a spanne e posso dire di aver avuto circa 150mila allievi, alcuni dei quali, a loro volta, sono diventati ottimi docenti.
Su e giù per l’Italia, con la stessa passione di quando, poco più che adolescente, facevo i primi spettacoli, ogni giorno mi ritrovo in un’aula con un unico scopo: migliorare le relazioni di chi mi sta di fronte, convinto come sono che, chi ha buone relazioni con gli altri, vive meglio ed è felice.
Il tour di Zucchero toccherà le principali città Europee, da Zurigo a Berlino, Parigi, Praga per arrivare in Giappone. Un tuffo nel sito ufficiale vi ricorderà quanto sia imponente la platea del soul-black-rock man italiano, che molti ci invidiano.
Dal 16 al 28 il nuovo album di inediti di Zucchero sarà presentato live in anteprima mondiale con le 10 date all’Arena di Verona (16, 17, 18, 20, 21, 23, 24, 25, 27 e 28 settembre). prima città di apertura del world tour.
Lo abbiamo lasciato suonare il piano oltre 30anni fa, in una piazzetta di Alassio in Liguria.
Una papalina di cotone in testa, un viso pulito e chiaro, chinato sullo strumento a lui caro.
I cappelli sono cambiati, ma sono rimasti una sua prerogativa.
Contorno a volte ironico, oppure oggetto di culto con teschi e ninnoli applicati.
Black Cat per Zucchero è un ritorno alle origini per sua stessa ammissione, quando scriveva e cantava senza pensare al risvolto commerciale.
"Il gatto nero" selvatico e libero, senza prigioni, ben si accosta all'anima black di Zucchero, ed ai super ospiti del disco: Bono e Mark Knopfler.
Nel 2015, invitato da Bono al concerto degli U2 al Pala Alpitour di Torino, Zucchero ha cantato “I Still Haven’t Found What I’m Looking For” con gli U2 e, successivamente, ha partecipato come ospite al concerto di Alejandro Sanz al Barclaycard Center di Madrid cantando con Sanz “Un Zombie A La Intemperie” e “Baila Morena” prima di partire per gli Stati Uniti per registrare il nuovo disco.
Un lavoro nato all'insegna di un motto "Giovani armatevi di ideali" con un'esortazione ai giovani "Mi piacerebbe tirar su dei piccoli partigiani armati di ideali e pronti a far muro contro quel che non funziona".
Messaggio arrivato? Non è l'unico! Bono ha firmato un brano sulle stragi di Parigi, per lanciare un messaggio d'amore universale. Amore, sesso e messaggi universali, il cocktail perfetto per l'ennesimo successo radiofonico e di palchi gremiti.
Laura Pausini ha dedicato al padre una canzone di cui i versi, sono un'incoffessabile resa, di fronte al primo uomo importante della sua vita.
Lui, musicista, apripista nella carriera di Laura è stato il "Faro" a cui rivolgersi, a cui pensare, da cui scappare nei vari momenti altalenanti e precedenti la realizzazione di una grande carriera.
Il videoclip di "Lo sapevi prima tu" tratto dall' Album "Simili", non ha bisogno di una scenografia particolarmente accattivante, perchè il testo della canzone, è un fiume in piena. Una dichiarazione d'amore ad un padre, che ha saputo vedere, credere, ed aspettare l'evoluzione di una bambina talentuosa, alla ricerca dell'unico apprezzamento per lei importante: l'abbraccio di suo padre.
Il gesto di una mano, la potenza di una presenza vicina, da catturare, da incuriosire.
Un uomo che ha creduto nelle capacità di una bambina testarda, perfezionista, fin dall'inizio.
"Lo sapevi prima tu", realizzata tra le 4 mura azzurre, tempestate di momenti di vita vissuta insieme, racconta l'amore, la dedizione, la speranza di un progetto di vita, regalato ad una bambina che ha imparato a volare, perchè suo padre le ha insegnato come fare, donandole un paio di ali.
Una guida silenziosa, una presenza costante e da cui cercare approvazione.
Perchè Laura Pausini, ama il suo pubblico, la sua gente, le sue certezze.
L'amore ricevuto, Laura lo deve ridonare, con immensa gratitudine.
A nostro avviso, avendo ascoltato Laura Pausini fin dagli esordi, ed avendo percorso alcuni luoghi frequentati dal papà di Laura, quando suonava a Cervia, possiamo testimoniare, che il brano è particolarmente toccante, senza scadere nel dolcinato.
Un testo, una dichiarazione tra pari, una constatazione lucida, un racconto autobiografico, adagiato su una musica con un arrangiamento speciale. Dove, Laura l'artista planetaria, non si pone in posizione privilegiata su una scala di valori sbilanciata, anzi timidamente, si colloca sulla stessa linea dov'è posizionato il padre. Perchè l'amore e l'amicizia come sostiene Alberoni, avviene solo tra simili.
L'uso delle cuffie, per l'ascolto di "Lo sapevi prima tu" è doveroso. Un orecchio fino, riconosce al primo impatto una lirica speciale, come il testo che lo accompagna.
Laura ha cantato magiche canzoni durante tutta la sua carriera, ma, forse a suo padre, ne ha dedicata una tra le più belle.
Lo sapevi prima tu
Simili
LO SAPEVI PRIMA TU
CIÒ CHE SAREBBE ARRIVATO
LO SAPEVI PRIMA TU
CHE L’HAI DISEGNATO
QUANDO NON ERO ANCORA UN NOME
QUANDO NON ERO ANCORA AMORE
LO SAPEVI PRIMA TU
CHE MI HAI CREATO IL CUORE
IN MEZZO A TUTTA QUESTA GENTE
CHE MI HA PRESA PER CIÒ CHE SONO
LO SAPEVI PRIMA TU
CHE QUESTO SANGUE È BUONO
PRENDIMI TRA LE TUE BRACCIA
PRENDI IL COLLETTO E QUESTA FACCIA
ACCAREZZAMI PIANO PIANO
CON UN GESTO DELLA MANO
COME QUANDO ERO BAMBINA
E PER STARTI PIÙ VICINA
MI METTEVO A GRIDARE
SOLO PER FARMI GUARDARE DA TE
LO SAPEVI PRIMA TU
DEL MIO CORAGGIO E DEL DOLORE
CHE NON MI AVREBBE RISPARMIATA
IN QUESTA VITA CHE ANDAVA VISSUTA
SENZA TIMORI NÉ BARRIERE
CERCANDO COSE CHE FANNO BENE
E CI HAI CREDUTO PRIMA TU
CHE MI HAI INSEGNATO A VOLARE
LO SAPEVI PRIMA TU
CHE ERO PRONTA PER SOGNARE
PRENDIMI TRA LE TUE BRACCIA
PRENDI IL COLLETTO E QUESTA FACCIA
ACCAREZZAMI PIANO PIANO
CON UN GESTO DELLA MANO
COME QUANDO ERO BAMBINA
E PER STARTI PIÙ VICINA
MI METTEVO A GRIDARE
SOLO PER FARMI GUARDARE DA TE, DA TE
SE CAMBI I MIEI REGALI
IO TI PERDONERÒ
IN FONDO SIAMO UGUALI
ANCHE SE DICI “NO”
SO CHE ANDRÀ TUTTO BENE
SE LO FACCIAMO INSIEME
PERCHÉ TI PRENDI CURA
DI OGNI MIA PAURA
PRENDIMI TRA LE TUE BRACCIA
PRENDI IL SORRISO E QUESTA FACCIA
ACCAREZZALI PIANO PIANO
CON UN GESTO DELLA MANO
COME QUANDO ERO BAMBINA
E PER STARTI PIÙ VICINA
MI METTEVO A GRIDARE
SOLO PER FARMI GUARDARE DA TE
COME QUANDO ERO BAMBINA
E PER STARTI PIÙ VICINA
MI METTEVO A CANTARE
SOLO PER FARMI GUARDARE DA TE, DA TE
DA TE, DA TE
LO SAPEVI PRIMA TU
E ADESSO GUARDAMI NELLA TUA VITA
LO SAPEVI PRIMA TU
CHE MI HAI CONCEPITA
Music: S. Bertolotti / L. Abela
Lyrics: L. Abela / L. Pausini
Una morte misteriosa, una tragica fatalità ha portato via uno degli artisti più eclettici degli ultimi 20 anni. Icona di stile, producer, circondato da splendide donne, ha incarnato negli ultimi due decenni l'immagine della "Star", la sperimentazione musicale, la forza scatenante da un uomo non di particolare tipica bellezza maschile. Prince era tutto ed il contrario di tutto. 57 anni di ballo, Purple Rain, lo ha reso immortale, unico, riconoscibile nell'inscindibile trono su cui è salito ed è rimasto. Circondato da un alone di fascino, ha dato la sua ultima rappresentazione, sparendo nello stesso mistero da cui era circondato da anni. Bambino prodigio fin dalla tenera età di 7 anni, si era allontanato dai media da diversi anni. Il papà della celeberrima "Kiss", si era sposato ed aveva avuto un figlio, morto subito dopo la sua nascita. Proverbiali le sue litigate con le Case discografiche, ha incantato platee di fans con la sua musica, la genialità, il suo essere immenso dominatore selle scene. Insolitamente la sua ex compagna Vanity è scomparsa alla stessa età di Prince: 57 anni. Un recente ricovero in ospedale a seguito di assunzione massiccia di oppiacei, sembra per i dolori all'anca. Un ricovero che doveva proseguire a detta dei medici. Ma Prince non potendo disporre di una camera singola, è uscito contro il parere dei medici dall'ospedale, ed il giorno dopo era di nuovo sul palco. Il L'intero resto non conta. Quello che resterà di Prince è immortale. L'intero patrimonio andrà alla sorella, che ha già nominato un curatore testamentario. Il giro d'affari è enorme, il folletto del pop, ha scritto una miriade di inediti, per cui potrebbero realizzarsi C.D. per la durata di un'altra vita. Si narra che Prince, prima della morte non abbia dormito per 6 giorni di fila. La musica era tutto per lui.
La sua musica, il suo estro, genialità allo stato puro.