Vi racconto una recente mattina fredda a Milano accompagnando una persona che ha un appuntamento in uno degli ospedali piu' importanti di Milano.
Come al solito arriviamo un'ora prima, sia perchè è nostra abitudine frutto di un'educazione rigorosa e sia perchè con il passare degli anni l'ansia galoppa. Si arriva 10 minuti prima, 30, fino ad arrivare un'ora in anticipo.
Dal freddino non ci togliamo il cappotto, ci sediamo in sala aspetto e non ci resta altro che guardare gli altri avventori, ammalati, ed accompagnatori.
Fin dal mattino capiamo che la reception (pardon, ufficio informazioni) è un luogo pieno di fermento dove chiunque arriva e scarica le proprie tensioni sull'addetta amministrativa.
Arriva la donna in carrozzina accompagnata da un uomo che dimentica la tessera sanitaria in macchina. Lascia la donna davanti alla reception e si reca in macchina. Chissa' quando tornera'. L'attesa è lunga e chiedono alla donna in carrozzina di spostarsi e lei non fa il minimo sforzo, come se non avesse le ruote girevoli. L'amministrativa dopo un pochino capisce e la sposta lentamente con lo sguardo verso il tabellone elettronico.
Arriva immediatamente dopo una donna trafelata. Chiede informazioni. Si lamenta che gira da un'ora e bofonchiando dopo aver ricevuto informazioni si reca in un altro reparto. Poco dopo ritorna ancora piu' agitata perchè non ha trovato il totem per l'accettazione. Se si fosse svegliata prima non sarebbe così agitata.
Le danno nuovamente l'informazione e lei ritorna sui suoi passi. Non convinta, torna per la terza volta all'accettazione mentre un paziente in carrozzella (ci sono i pre-ricoveri) sta entrando per lasciare i suoi documenti. Per fortuna non fa in tempo a fiondarsi in ufficio perchè l'amministrativa chiude la porta.
Il colmo avviene dopo un'ora che siamo in sala attesa aspettando il nostro appuntamento che ritarda di circa mez'ora.
Arriva il fenomeno di turno che comincia a sbraitare perchè trova la porta chiusa.
"Io di qua, io di la". E' talmente agitato che mi giro a guardarlo. Cerca approvazione dalle persone sedute. A questo punto intervengo io, rammentando alla "clack "che gli operatori stanno facendo il loro lavoro che sia ben inteso non è quello dell'assistente sociale e dello psicologo. Non è il reparto giusto.
Il maleducato, si fionda in un'altra stanza dove un medico sta visitando un paziente. Naturalmente apre di scatto la porta.
Ritorna in accettazione e continua a dare di matto.
Sinceramente mi sono immedesimata nel personale sanitario. Se la giornata lavorativa di lunedì dalle 8 del mattino comincia così, figuriamoci in che stato si arriva a fine turno.
Mi sono permessa di consigliare all'amministrativa di prendere nome e cognome del soggetto e segnalarlo all'amministrazione, ed appare come una visione il medico di turno. Magari ogni tanto dare un pochino di sostegno in virtu' del proprio ruolo potrebbe azzittire i maleducati.
Nonostante fuori dalla porta del reparto ci sia un foglio che prega di non inveire nei confronti del personale sanitario, arriva chiunque a sfogare i propri istinti animaleschi senza aver rispetto non solo del lavoro altrui, ma della persona.
Perchè scrivo questo articolo? Per sensibilizzare le persone. Per tornare ad essere gentili, propositivi, e non prevenuti nei confronti di chiunque troviamo sul nostro cammino.
Il personale sanitario, si espone a molti rischi. Malattie, interperanze, rimproveri e spesso non sono neppure tutelati. Non abusiamo dei nostri diritti e ricordiamoci i nostri doveri.
Il rispetto dovrebbe venire prima di tutto. E nel rispetto includiamo anche un argomento molto dibattuto e delicato.
Alcuni medici sui social media si lamentano del fatto che molti ammalati si presentano in ospedale o presso gli studi in cattivo stato igienico. Sarebbe buona norma, nel rispetto di chi ci visita, fare una doccia la sera prima della visita, anche se il medico non deve farci spogliare.
Gli ambienti ed i luoghi sanitari stracolmi di ammalati sono notoriamente luoghi non del tutto salubri, e se non ci si lava le mani, o si fa una doccia, contribuiamo a rendere il tutto insopportabile.
Questo non è l'unico motivo per cui scrivo questo articolo.
Vorrei fare un elogio alle nostre strutture sanitarie, in particolar modo il Pronto Soccorso. Ho provato personalmente sulla mia pelle la professionalità e l'efficienza di infermieri, medici ed assistenti.
Con gentilezza e professionalità mi hanno coccolata, trasfusa, ricoverata e strutturato un piano terapeutico che mi ha rimesso in sesto. Contrariamente alla mia dottoressa personale che se mi avesse fatto fare un semplice esame del sangue, mi avrebbe evitato mesi di sofferenze, svenimenti e preoccupazioni. Quindi, capita sempre piu' di frequente di arrivare in un pronto soccorso non avendo ricevuto una semplice diagnosi dal medico curante.
Ed anche quella notte, tra incidenti stradali, donne accompagnate dai figli, e lettighieri che continuano a portare in accettazione persone inermi, esce dal reparto un uomo mezzo nudo, chiaramente alterato da alcool e sostanze che comincia ad inveire verso l'infermiera. La donna provata dal continuo maltrattamento reagisce discolpandosi, e l'uomo rincara la dose e continua ad inveire verso tutto.
Io ero li', assistevo allibita, ed ancora una volta mi immedesimavo nell'infermiera.
Tra l'altro, la stessa infermiera che con gentilezza mi aveva più volte assistito e mi ha fatto recapitare dalla cucina ormai chiusa da tempo un piatto di pasta ed un secondo che ho mangiato dopo la prima trasfusione.
Da questa ultima esperienza ho imparato una lezione importante. E' importantissimo lasciar parlare il paziente e conoscere i suoi sintomi e guardare con attenzione le cartelle cliniche e gli esami. La diagnosi spesso è scritta nero su bianco. Basta leggerla.
f.to
Roby Randelli