Venere Nemica ritorna a grande richiesta per la seconda stagione, al termine di una lunghissima tournée che terminerà definitivamente a fine aprile, dopo 128 repliche totali, tutte soldout.
Dopo il successo di Eleganzissima, il recital che per primo ha fatto conoscere al pubblico teatrale il suo talento ironico e sagace, Drusilla Foer porta nuovamente in scena la sua seconda prova autorale, Venere Nemica, una pièce teatrale a tratti musical, interpretata dalla stessa Drusilla, con la partecipazione di Elena Talenti, cantante e attrice di musical di successo (Sister Act), prodotta da Best Sound e con la direzione artistica di Franco Godi.
Ispirata alla favola di Apuleio “Amore e Psiche”, Venere Nemica, per la regia di Dimitri Milopulos, è un’opera di prosa teatrale supportata da musica cantata dal vivo, con un repertorio inaspettato, intenso e crudele, a tratti musical. Scritta daDrusilla Foer, Venere Nemica rilegge il Mito in modo croccante, divertente e commovente a un tempo, in bilico tra tragedia e commedia, declinando i grandi temi del Classico nella contemporaneità: la competizione suocera/nuora, la bellezza che sfiorisce, la possessività materna nei confronti dei figli, il conflitto secolare fra uomini e Dei. Gli archetipi affrontati nel testo si rivelano di un’attualità disarmante, resa ancora più evidente dal trasparire della personalità spiccata dell’interprete, nel ruolo della Dea, ora vivente fra gli umani mortali.
Venere, Dea della bellezza e dell’amore esiste ancora. Creatura immortale, l’antica Dea vive oggi lontano dall’Olimpo e dai suoi parenti, immaturi, vendicativi, capricciosi, prigionieri come la Dea stessa nell’eterna bolla di tempo che è l’immortalità. Ha trovato casa a Parigi, fra gli uomini, di cui teneramente invidia la mortalità, che li costringe all’urgenza di vivere emozioni, esperienze sentimenti. Venere può permettersi di essere imperfetta tra gli umani.
Si sa: in tempi duri per tutti - in particolare per gli Dei in deficit crescente di fede e consenso - potersi permettere finalmente di vivere nell’imperfezione dell’umano esistere, godendo delle debolezze umane come la moda e il lusso, non è cosa da poco per la nostra Immortale Eroina.
“Immaginate la mia gioia. Una dea, condannata a vivere nell’eterna umidità del mare, scoprire l’esistenza della messa in piega!”.
Grazie al rapporto con la sua misteriosa e inseparabile cameriera, bellissima, Venere, quasi per gioco, nel momento in cui gli uomini non credono più agli dei ma agli eroi, ripiomba nel passato: nella storia di Amore, il figlio ingrato e disobbediente, e Psiche, sulla quale Venere - da suocera nemica- riversa tutto il suo rancore di Dea frustrata e di Madre tradita.
“Contro la straordinaria mortale, creduta Venere in terra”, la vendetta sarà inesorabile e terribile.
Ma nel paradosso feroce e dolcissimo della vita che non risparmia nessuno, nemmeno gli Dei, Venere insieme all’odio scoprirà anche l’amore (… Io che sono sempre stata la mia sola priorità); un amore infinito e incondizionato per quel figlio ferito che, in fuga dall’amata, torna da sua madre per curare le ferite del corpo e dell’anima.
“Se c’è una cosa che un Dio detesta è non essere creduto”.
Ma dinnanzi a Venere, a questa Venere - lieve, ironica, tagliente, spietata - e al suo incredibile colpo di teatro, come si fa a resistere? Come si fa a non credere?
Drusilla Foer racconta:
Ad affascinarmi nella figura di Venere, tanto da rappresentarne l’inaspettata vulnerabilità, è stata la noia e il fastidio di essere inattaccabile dal punto di vista della Dea, della sua perfezione in quanto divinità. Anzi, lei vuole essere imperfetta, finalmente stando fra gli uomini può stare a contatto con quelle piccole fragilità umane che sono ricche di informazioni, ricche di sentimenti, di emozioni, di scelte, di fallimenti. E quindi Venere, infastidita dalla natura dell’Olimpo da cui proviene, dall’immaturità, dalla ringhiosità, dai capricci degli Dei, invece di vivere una bolla interminabile di tempo con questa gente seduta fra le nuvole bianche dell’Olimpo, preferisce buttarsi nel mare e scappare, raggiungere gli uomini e stare fra loro, cedere alla vanità, ai bei vestiti, alla messa in piega e soprattutto stare fra gli umani che, a differenza di lei, hanno questa urgenza di vivere che è possibile solo se sai di morire. Nell’urgenza di vivere c’è sicuramente più densità di sentimento, densità di emozione e di intenzione.
I miti sono un contenitore eterno di temi con cui l'uomo si trova a fare i conti. In questa favola - come in ogni favola - ci sono molti luoghi da indagare, su cui soffermarsi: l'amore della madre, la sua possessività, il tema della bellezza e del suo valore, il tema dell'eternità, dell'immortalità, della competizione. Insomma è una favola molto complessa, infatti il testo viene recepito su tantissimi livelli: qualcuno ne coglie solo l'aspetto un po' comico, croccante, fragrante e altri accolgono anche la parte più riflessiva e drammatica.
Nella favola greca di Apuleio - che ha un mito praticamente sovrapponibile in moltissime culture e religioni diverse, c’è inIndia e in Africa, segno che tratta archetipi che albergano nell’animo umano da tanto tempo - Venere viene sostituita in terra da Psiche perché tutti la credono l’incarnazione di Venere, quindi nella narrazione c’è questo conflitto fra le due, ma alla fine si scopre che dove c’è un conflitto c’è sempre un dolore simile. L’una riconosce nell’altra il dolore comune di essere stata punita per il proprio aspetto: Venere aveva l’ostilità di tutto l’Olimpo, non era considerata una dea importante; Psiche, nella propria bellezza e nello sposare un Dio, rinuncia alla propria umanità per diventare immortale. Ambedue sono immortali, ambedue sono bellissime, ambedue sono condannate a un’eternità di bellezza che però le rende sole. Questa è anche una piccola sottolineatura a questa attitudine che il mondo attuale, in modo più delineato che nel passato, ci impone: essere belli, essere giovani, essere presentabili. A volte questa cosa porta a un luogo di solitudine, perché non si è mai contenti di come si è, perché si cerca l’approvazione degli altri.


