martedì 7 marzo 2017

DALL'8 MARZO A PALAZZO REALE LA MOSTRA DEDICATA A "MANET E LA PARIGI MODERNA" - COMUNE DI MILANO -


Dall'8 marzo apre al pubblico a Palazzo Reale la grande mostra dedicata a "Manet e la Parigi moderna"

In programma sino al 2 luglio 2017, l’esposizione è curata da Guy Cogeval, storico presidente del Musée d’Orsay e dell’Orangerie di Parigi.
manet
Milano, 7 marzo 2017 – La mostra “Manet e la Parigi moderna” che apre domani al piano nobile di Palazzo Reale intende raccontare il percorso artistico di Édouard Manet (1832-1883) e il ruolo centrale che ha avuto nella storia dell’arte europea.
Iniziatore di una nuova pittura, Manet scopre la “meravigliosa” modernità in una Parigi in piena trasformazione, una città che soleva girare quotidianamente a piedi in lungo e in largo, da osservatore appassionato del suo tempo. Sulla scia di Baudelaire, si afferma come un “pittore della vita moderna” e sceglie di affrontare temi nuovi che osserva per la strada, al Teatro dell’Opera, nei bar e nei “caffè-concerto”. Le opere presenti in mostra arrivano dalla prestigiosa collezione del Musée d’Orsay di Parigi: un centinaio di opere, tra cui 54 dipinti – di cui 16 capolavori di Manet e 40 altre splendide opere di grandi maestri coevi, tra cui Boldini, Cézanne, Degas, Fantin-Latour, Gauguin, Monet, Berthe Morisot, Renoir, Signac, Tissot. Alle opere su tela si aggiungono 11 tra disegni e acquarelli di Manet, una ventina di disegni degli altri artisti e sette tra maquettes e sculture.
Promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira, curata da Guy Cogeval, storico presidente del Musée d’Orsay e dell’Orangerie di Parigi con le due curatrici del Museo Caroline Mathieu, curatore generale onorario e Isolde Pludermacher, capo-curatrice del dipartimento di pittura, l’esposizione intende celebrare il ruolo centrale di Manet nella pittura moderna, attraverso i vari generi cui l’artista si dedicò: il ritratto, la natura morta, il paesaggio, le donne, Parigi, sua città amatissima, rivoluzionata a metà Ottocento dal nuovo assetto urbanistico attuato dal barone Haussmann e caratterizzata da un nuovo modo di vivere nelle strade, nelle stazioni, nelle Esposizioni universali, nella miriadi di nuovi edifici che ne cambiano il volto e l’anima.
“Un grande artista di tutti i tempi, protagonista di uno snodo fondamentale della rappresentazione pittorica quale è stata la Parigi di fine Ottocento, viene raccontato in questa mostra con un taglio nuovo e originale, quello che passa attraverso l’evoluzione vorticosa di una società in fermento e la crescita di una città in corsa verso la modernità – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno –. La fondamentale collaborazione con il Museo d’Orsay consentirà ai visitatori di ammirare capolavori assoluti di Manet, espressione di quella radicalità che ha rivoluzionato il linguaggio pittorico, e di alcuni suoi contemporanei come Monet, Gauguin e Cézanne, protagonisti dello stesso clima culturale e testimoni degli stessi epocali cambiamenti”. 

manet
La mostra prevede dieci sezioni tematiche:
Manet e la sua cerchia
Manet per tutta la vita coltiverà grandi rapporti d’amicizia con poeti e letterati come Charles Baudelaire, con cui sviluppa un profondo legame; Emile Zola, che prenderà da subito posizione difendendolo strenuamente dai rifiuti del Salon;  Stéphane Mallarmé, che frequenta il suo atelier discutendo animatamente di pittura e poesia e in numerosi articoli lo elogia come caposcuola e maestro dell’“atmosfera luminosa ed elegante”; la pittrice Berthe Morisot, che diventerà nel 1874 sua cognata sposando il fratello Eugène e sarà per molti anni sua intima amica, e altri celebri artisti come Degas, Monet, Renoir. La mostra parte dunque da intensi ritratti di Zola, Mallarmé e Morisot, realizzati da Manet tra il 1868 e il 1876, esposti accanto a quelli di altri pittori come Edgar Degas con “Ritratto degli incisori Desboutin e Lepic”, e Giovanni Boldini con “Henri Rochefort.
Parigi città moderna
Manet è il più parigino dei pittori, vivrà e lavorerà sempre nei pressi della Gare Saint-Lazare, nella “nuova Parigi” che si va costruendo giorno dopo giorno sotto i suoi occhi. Per volere dell’imperatore Napoleone III vengono infatti realizzati interventi radicali che cambiano completamente il volto della città, rendendola la capitale europea per eccellenza. In questa sezione figurano opere di Paul Gauguin con “La Senna al Ponte Iéna. Tempo nevoso”, eccezionale dipinto se si pensa che l’artista dipingeva da solo quattro anni, influenzato dalla lezione realista di Courbet; di Claude Monet con “Le Tuileries”; di Paul Signac con “Strada di Gennevilliers”, una veduta della periferia settentrionale di Parigi. A queste opere si affiancano altre tele e numerosi disegni con progetti di edifici, chiese, stazioni che testimoniano l’effervescenza costruttiva della città nell’ultimo ventennio dell’Ottocento.
Sulle rive
Sono qui esposte cinque sue vedute marine, tra cui spiccano le due tele “Chiaro di luna sul porto di Boulogne” e “La fuga di Rochefort”. Si possono inoltre ammirare “Pastorale” di Paul Cézanne, ispirato al celebre “Le déjeuner sur l’herbe” di Manet e “Argenteuil” di Claude Monet, che ritrae una delle mete preferite delle gite domenicali dei parigini, dove Monet soggiorna tra il 1872 e il 1877.
Natura inanimata
In questa sezione sono esposti incantevoli dipinti floreali: due di Manet “Ramo di peonie bianche e cesoie”, specie molto in voga nell’Europa ottocentesca che Manet coltivava nel suo giardino di Gennevilliers, e “Fiori in un vaso di cristallo”, tra gli ultimi quadri dipinti da Manet che, ormai malato, si dedica alla pittura di piccole tele con frutti e fiori di cui coglie con intensità lo splendore e la vitalità, cui si aggiunge “L’asparago”, recapitato dallo stesso Manet al grande collezionista Charles Ephrussi come “aggiunta” ad un quadro con asparagi che era stato pagato troppo. A queste opere sono affiancate due splendide tele di Fantin-Latour e uno straordinario bouquet di Renoir.
L’heure espagnole
Nel primo decennio della sua attività creativa, l’arte spagnola, insieme ai Tiziano e ai Rubens, esercita su Manet una forte influenza. Diffusa a Parigi sin dal 1830, ispira una moda che investe la letteratura, l’arte e il costume. Manet si reca inoltre in Spagna nel 1865 e studia spesso i dipinti spagnoli al Louvre, in particolare Velázquez, che considera “il pittore dei pittori”. Testimoniano questo ispanismo le vesti della ballerina Lola Melea, nota come “Lola di Valencia”, “Il combattimento di tori”, “Angelina”, “Il pifferaio”, immagine della mostra, rifiutato al Salon dello stesso anno per la radicalità del trattamento pittorico. I colori stesi qui con naturalezza per campiture piatte come “grandi macchie” e soprattutto l’assenza di prospettiva, assimilano il dipinto a una carta da gioco, che secondo Zola “buca semplicemente il muro”.
Il volto nascosto di Parigi
In questa sezione è di scena la Parigi dei caffè, delle strade, delle persone meno abbienti, che fa da contraltare al lusso e all’opulenza della vita borghese, protagonista delle sezioni successive. Spicca qui uno dei capolavori di Manet “La cameriera della birreria”, insieme a due disegni di interni di caffè. Sono esposte in questa sezione “Ciò che si chiama vagabondaggio” di Alfred Stevens, che raffigura una povera donna arrestata con i suoi figli al cospetto di un operaio e di un’elegante passante e rappresenta l’insieme dei diversi gruppi sociali coesistenti in città, puntando il dito sulla sorte riservata agli esclusi dallo straordinario sviluppo economico e sociale del Secondo Impero. E “L’attesa” di Jean Béraud dove una elegante prostituta attende di adescare clandestinamente un cliente nel signorile quartiere dell’Étoile. Appartiene invece all’atmosfera mondana dei teatri e dei balli la bella tela carica di rosso “Scena di festa” di Giovanni Boldini, ritrattista della mondanità di Parigi, che qui rappresenta le Folies Bergère, caffè-teatro di varietà attivo dal 1869 sui grandi boulevard.
L’Opéra
In questa sezione le opere sono dedicate al tempio dello spettacolo parigino: l’Opéra. Di Edgar Degas è esposto “Il foyer della danza al teatro dell’Opéra” dove andavano in scena le opere e i balletti più importanti. Di Henri Gervex si ammira “Il ballo dell’Opéra” che mette in scena uno scintillante carnevale. Accanto a queste tele sono presentati vari disegni, acquerelli e piccole sculture in gesso o bronzo rappresentanti progetti per la nuova Opéra e figure mitologiche.
Parigi in festa
Sfilano quadri di artisti che frequentano le serate di gala nei teatri parigini: da Jacques Joseph (detto James) Tissot con l’elegante “Il ballo” (1878 a Jean Béraud con “Una serata”, illustrazione di una affollata e mondanissima soirée; da Eva Gonzalès con “Un palco al Théâtre des Italiens”, a Berthe Morisot con “Giovane donna in tenuta da ballo”. Completano la sezione alcuni disegni di progetti per nuovi teatri, testimoni dell’incessante trasformazione della Parigi dell’epoca.
L’universo femminile. In bianco …
Sono qui presentati alcuni capolavori incentrati sulla figura femminile rappresentata nei suoi momenti intimi. Di Manet è esposta la splendida tela “La Lettura”, dove l’artista ritrae la moglie Suzanne Leenhoff e il figlio naturale della donna, e il celeberrimo “Il balcone”, che lascia perplessi pubblico e critica al Salon del 1869 anzitutto per la scelta dei colori accesi, ma soprattutto per la sconcertante assenza di un soggetto chiaramente definito. Accompagnano queste due opere emblematiche due splendide tele di Alfred Stevens: “La lettera di rottura” e “Il bagno”, unico nudo dell’artista belga a Parigi dal 1844, opera la cui attenzione ai dettagli destò l’ammirazione di Manet e “Le due sorelle“ di James Tissot, definita dal critico inglese Wentworth “il paradigma dell’aristocraticità e dell’eleganza sobria”.
 … e nero. La passante e il suo mistero
La sezione conclusiva della mostra dedicata alle donne nelle strade parigine ospita due magnifiche opere di Manet: la tela “Berthe Morisot con un mazzo di violette”) e il “Ritratto di Nina de Callias”, a cui si raffrontano due celebri figure femminili di Renoir: “Madame Darras” e “Giovane donna con veletta”, dove l’artista rivela una straordinaria maestria nella resa del nero e nel catturare il fascino fugace di una passante.
Il catalogo della mostra, edito da Skira contiene, oltre alle immagini delle opere esposte, i saggi dei curatori Guy Covegal, Caroline Mathieu, Isolde Pludermacher, Leïla Jarbouai e di Akiya Takahashi, Direttore del Mitsubishi Ichigokan Museum di Tokyo.
La mostra è inserita nel calendario di Artweek, che si terrà dal 27 marzo al 2 aprile 2017 in occasione di Miart 2017 e vedrà Milano fulcro dell’arte contemporanea con inaugurazioni, aperture straordinarie, visite guidate, contenuti speciali ed eventi, realizzati in collaborazione con tutte le istituzioni pubbliche e private che aderiscono all’iniziativa.
Orari:
  • martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle ore 9:30 alle 19:30;
  • giovedì e sabato dalle ore 9:30 alle ore 22:30;
  • lunedì dalle 14:30 alle 19:30.
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura 
Biglietti (audioguida inclusa): 
Intero € 12    
Ridotto € 10  
Infoline e prevendite: tel. 02/92800375 

""SERIAL KILLER PER SIGNORA "- LA PROSA AL TEATRO MANZONI -



La programmazione al Teatro Manzoni di Milano propone dal 23 marzo al 9 aprile, da un racconto di William Goldman "SERIAL KILLER PER SIGNORA" presentato da Gianluca Guidi e Giampiero Ingrassia.

Interpreti e personaggi
Gianluca Guidi / Cristopher Kit Gill
Giampiero Ingrassia / Morris Bromo
Teresa Federico / Sarah Stone
Alice Mistroni / Flora Bromo, Alice Sullivan, Carmella, Alexandra Gill, Sadie


Trama
Cristopher Kit Gill e Morris Bromo sono i protagonisti di Serial Killer per signora. Non si conoscono. Nessuno dei due sa dell’esistenza dell’altro. Kit è un attore disoccupato, da poco orfano di una madre che ne ha marchiato a fuoco la vita: una grande attrice, troppo impegnata per donare l’affetto e le attenzioni di cui un figlio avrebbe bisogno, della quale Kit tenta di emulare il successo in modo assai diverso. Morris è un detective della polizia di New York, non più giovanissimo. Ha scelto di rimanere vivo e di non cercare clamori carrieristici. Nemmeno la vita privata brilla: vive ancora a casa con la madre, una signora ebrea invadente e
possessiva. Poi il primo omicidio: commesso da una psiche malata, tanto malata da telefonare al distretto di Polizia per lamentarsi della poca attenzione che la stampa gli ha dedicato. Kit cerca Morris. Inizia un rapporto simbiotico tra i due e le loro rispettive “carriere”.



Note di regia
“Un killer in città, può provocare il caos, e che detective lo impacchetterà” canta Morris ad un certo punto della commedia. Questa frase stigmatizza il percorso dei due protagonisti. Kit, uccidendo, ottiene la prima pagina del New York Times, secondo la sua mente malata raggiunge il successo. Morris ne diventa l’inseguitore e potenziale carnefice, dando lustro alla sua sbiadita carriera. Nutrendosi uno dell’altro, iniziano una gara senza esclusione di colpi che, inevitabilmente, avrà un solo vincitore. Se volessimo addentrarci brevemente in una descrizione più profonda del loro rapporto, potremmo tranquillamente asserire che, sebbene in forma assai più lieve e edulcorata, sono l’uno il compendio dell’altro, quasi a voler risvegliare un saggio shakespeariano a firma di René Girard intitolato Il Teatro dell’Invidia in cui si descrive quella spirale che, a partire dal desiderio dell’essere di un altro (il desiderio mimetico), innesca un conflitto la cui violenza è domata solo sporadicamente mediante il sacrificio di una vittima designata. Si intrecciano le vite dei nostri due eroi e del loro “Amore” (come dice Shakespeare ne I Due Gentiluomini di Verona): l’uno per l’altro, con altri rapporti normali e protagonisti di vite terrene: due madri, tre vittime ed una affascinante giovane donna dell’upper class newyorkese, che contribuirà non poco a mettere confusione nella vita del povero Detective Morris Bromo.


Appunti di viaggio di Gianluca Guidi

“Ciò che più atterrisce un regista è scrivere le note di regia o la presentazione di uno spettacolo che metterà in scena dopo 6 mesi. Spesso le buone idee arrivano poco prima della prova generale, e mentre sei felice di aver risolto uno o più problemi, ti dici: “bello, certo le note di regia di sei mesi fa... ah, se avessi potuto scriverle ora!” Nel caso di Serial Killer per Signora, però - mi si consenta il paragone più che mai azzeccato - si tratta di un ritorno sulla scena del delitto. Era il 2001 quando ho prodotto e diretto (senza interpretarlo) questo spettacolo per la prima volta. Fu un’esperienza felice: la mia prima regia. Piacque tantissimo, mettendo d’accordo critica e pubblico. A distanza di quindici anni ne curo una seconda edizione, con delle differenze: non produco più, ne sono sempre il regista, interpreto uno dei due ruoli maschili ma spero nel medesimo esito. Ecco perché reputo più appropriato chiamare queste poche righe ”appunti di viaggio”. Il testo di Douglas J. Cohen (autore sia delle musiche che della drammaturgia) mi è familiare da 15 anni, ed il mio viaggio teatrale dopo 3 lustri mi riporta qui. Il teatro, tendenzialmente, dovrebbe sempre raccontare una storia; a volte, purtroppo, la si sacrifica per qualche non meglio identificato onanismo di palcoscenico che non porta acqua al mulino di nessuno. Dalla precedente edizione porto con me la brillante e colta versione delle liriche di un grande maestro della musica leggera italiana Giorgio Calabrese, la direzione musicale originale di Riccardo Biseo con materiale aggiunto e orchestrato da Ciro Caravano e parte della traduzione di allora a firma del mio grande amico Gianni Fenzi. Dopo il successo di Taxi a due piazze, virare decisamente verso qualcosa di completamente diverso, è sembrata la scelta più naturale che Giampiero Ingrassia ed il sottoscritto avrebbero dovuto fare. Speriamo di incontrare di nuovo il favore di pubblico e critica che ci hanno accompagnati nel precedente spettacolo. E poi chissà, magari faremo un viaggio sulla luna, che di 'sti tempi, anche per disintossicarsi un po’...  Con il medesimo affetto che dura da 30 anni di palcoscenico, ma (purtroppo) un po’ più disilluso.”         

lunedì 6 marzo 2017

ED SHEERAN A MILANO IL 12 MARZO - IL SUO TOUR INIZIA DALL'ITALIA -



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Edward Christopher Sheeran è un cantautore britannico di 26 anni con all'attivo 4 album.
Una carriera iniziata nel 2011, una fidanzata conosciuta sui banchi di scuola con cui progetta di metter su famiglia ed una nidiata di bambini: Cherry Seaborn.
Un ragazzo normale, sensibile, ed attento a realtà disagiate come i senzatetto, le prostitute ed i bambini ricoverati  nell'ospedale East Anglia's Children's Hospices di Londra.
Con modalità differenti, Ed Sheeran  è stato il promotore di  raccolte fondi per sostenere progetti di recupero sociale delle categorie bisognose, raccogliendo fondi di oltre 40.000 euro ad evento.

                                                            "Perfect"

A Milano, arriverà il 12 marzo per un firma copie ed uno "Showcase" dell'album denominato "devide" e si scrive "diviso" riservato  ai numerosi fans italiani.
L'Italia al cantautore piace particolarmente, non a caso, il suo tour parte dal nostro paese, ed il motivo è speciale: ha comprato casa in Italia e prima d'iniziare il tour, vuole passare del tempo nella sua nuova dimora , di cui la località è rigorosamente "Top-secret".
Il successo, i concerti durati 5 anni, hanno indotto Ed, a prendersi un anno sabbatico, ed a viaggiare insieme alla sua amata "ciliegia nata nel mare".
Una condivisione unica, la voglia di sposarla, e di raccontare i suoi sentimenti nell'ultimo lavoro.
Un padre, un esempio di vita, ed un viaggio nel nord del Giappone, dove nessuno ascolta musica occidentale, e dove un uomo famoso, può muoversi liberamente senza essere riconosciuto ed inseguito per un "selfie".
Un ventiseinne innamorato fin dalle scuole superiori della sua compagna di classe, Consulente finanziaria , persa nel tempo e ritrovata.
Un lavoro discografico dedicato all'amore, alla vita in due, ai progetti futuri, ed alla libertà di concedersi di staccare la spina dal vortice continuo dei concerti, per riprendersi le piccole cose.
Le quotidianità dimenticate , il mistero del viaggio, la spesa al market, ed il "crumble" alle mele nel forno.
L'attesa lenta e spasmodica dei piccoli gesti quotidiani, per ritrovare una normalità mai abbandonata, ma sempre più difficile da ritagliarsi.
Ed Sheeran a Milano il 12 marzo presso il Megastore di Piazza del Duomo incontrerà i fans che hanno pre-acquistato l'album, in cd o vinile, nei Mondadori store che aderiscono all'iniziativa.
Ricordate la scadenza del pre-ordine è per l'8 marzo alle ore 12,00. Contemporaneamente potrete partecipare all'estrazione di una coppia di pass per il live milanese del 12 marzo.
Saranno 100 persone, a coppia di due, a vincere con un istant win il diritto ad assistere allo Showcase del cantautore.
"Shape of you", "Castle on the Hill", "Perfect", saranno strimpellate ripercorrendo 5 anni di successi, ed un amore unico. Un album da regalarsi e da regalare a chiunque voglia vivere una storia d'amore esclusiva. Questo è l'augurio di Ed Sheeran. Perchè la felicità dev'essere condivisa, e perchè il cantautore a volte, per scrivere un testo, non deve necessariamente abbandonarsi alla tristezza.


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mercoledì 1 marzo 2017

TEATRO MANZONI DI MILANO- " ALLA FACCIA VOSTRA" CON GIANFRANCO JANNUZZO - DEBORA CAPRIOGLIO ED ANTONELLA PICCOLO - DI PIERRE CHESNOT -

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Domani sera la Compagnia Moliére - Associazione Culturale Cento Teatri presenta al Teatro Manzoni di Milano la prima di Pierre Chesnot  "Alla Faccia Vostra".

Gianfranco Jannuzzo e Debora Caprioglio sono una coppia collaudata. Tornano sul palco del Manzoni, dal 2 al 19 marzo 2017, diretti nuovamente da Patrick Rossi Gastaldi, dopo la fortunata rappresentazione della commedia di due anni fa "Lei è ricca, la sposo e.....l'ammazzo!" scritta da Mario Scaletta, dove  l'amore tra  un ex milionario spiantato e una ricca, ma goffa ereditiera appassionata di insetti hanno inchiodato alle poltrone spettatori divertiti.

Gianfranco Jannuzzo, Debora Caprioglio  ed Antonella Piccolo, trio consolidato, ci introdurranno nel realistico mondo del drammaturgo parigino Pierre Chesnot, alle prese con un testo ironico nato dalla morte di uno scrittore.

Tutto ha inizio in quel momento. Intrighi, sotterfugi, equivoci, e la tipica ipocrisia umana, alla rincorsa dell'accaparramento dell'eredità del defunto, senza lasciare molto spazio ai sentimenti umani.

I tempi teatrali scanditi dalla traduzione, l'adattamento e la regia di Patrick Rossi Gastaldi, uniti alla bravura dei due  consumati attori, dettano i tempi veloci e perfetti di continui colpi di scena, che porteranno lo spettatore a trascorrere due ore di divertimento calandolo inevitabilmente nei nostri giorni.

Dove l'ipocrisia, l'interesse personale, e la corsa al denaro, inducono l'essere umano a compiere gesti comici, inspiegabili, a volte ridicoli, mettendo a nudo la parte più meschina e cinica dell'animo umano.

Gianfranco Jannuzzo ha un legame particolare con il teatro milanese, ed in coppia con Debora Caprioglio, formano una coppia naturalmente avvicendabile. La naturalezza della realistica recitazione è frutto di affiatamento artistico, consolidata da una trentennale esperienza che ha percorso generi differenti.

La stagione di prosa al Teatro Manzoni ripercorre la drammaturgia contemporanea francese, di Chesnot, noto per l'evergreen "L'inquilina  del piano di sopra", e con "Alla faccia vostra" induce lo spettatore ad assistere a scene di vita quotidiane.

Forse non molto frequenti, ma ambientate in una realtà italiana attualissima.

La corsa al denaro del defunto, aiuterà a capire, dove sono i sentimenti veri?

Due ore di risate per scoprirlo.


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lunedì 20 febbraio 2017

"INDUSTRIAL REVELATION" DOMENICA 26 FEBBRAIO AL TEATRO MANZONI DI MILANO


APERITIVO IN CONCERTO 2016-2017 Teatro Manzoni, Via Manzoni 42 Milano

Domenica 26 febbraio 2017, ore 11.00
PRIMA E UNICA DATA ITALIANA

da Seattle un gruppo di superbi musicisti creatori del ‘Garage-Jazz’

"INDUSTRIAL REVELATION"

with special guest Okanomodé Soulchilde
tromba
Ahamefule Oluo

pianoforte, tastiere
Josh Rawlings

contrabbasso
Evan Flory-Barnes

batteria
D’Vonne Lewis

voce
Okanomodé Souldchilde


Domenica 26 febbraio, ore 11, Teatro Manzoni di Milano, “Aperitivo in Concerto” presenta una straordinaria novità, in quello che forse è uno fra i concerti più rilevanti e interessanti di questa stagione. Industrial Revelation è il nome di un eccezionale gruppo di giovani musicisti provenienti da Seattle.
Il centro del mondo musicale americano, e uno fra i principali perni culturali nel mondo, è sicuramente New York. Città come Chicago, New Orleans, Detroit, Philadelphia hanno sicuramente contribuito a delineare le sorti storiche della musica improvvisata, senza mai scalfire il magnetismo e la capacità d’attrazione della Grande Mela. Persino una vera e propria megalopoli come Los Angeles, con tutto il suo calderone polietnico, pare impallidire di fronte alla ricchezza culturale newyorkese.

Seattle nel mondo è assurta a fama musicale per essere stata la culla dello stile “grunge” e di un gruppo come i Nirvana di Kurt Cobain. Ma i musicisti che compongono Industrial Revelation, e che oggi vanno affermandosi sui principali palcoscenici americani, dimostrano che non solo anche al di fuori di New York esiste una musica improvvisata particolarmente creativa e originale, ma che a Seattle sta nascendo un modo di intendere l’improvvisazione al di fuori degli schemi.


È una musica, quella degli Industrial Revelation, che ha abbandonato certi contrasti forti, certe dinamiche accese del jazz, concentrandosi su aspetti dell’improvvisazione di gran lunga meno battuti: colpisce nei lavori di questi musicisti l’intenso afflato poetico, la malinconica bellezza dei materiali tematici, l’eleganza degli sviluppi e, al contempo, la capacità di dare una veste drammatica e coinvolgente a un vero e proprio stile che è tutt’altro che incline a una grazia accondiscendente. Perché delle tradizioni del jazz gli Industrial Revelation hanno saputo conservare, e persino ampliare, il pathos del cosiddetto “storytelling”, cioè la capacità di narrare una storia facendone diventare protagonista il pubblico.

Esiste oggi, grazie a questi superbi interpreti e strumentisti, un vero e proprio “stile” di Seattle, il ‘Seattle Garage- Jazz’, che sembra non casualmente riflettere la complessa introspezione della città.

domenica 19 febbraio 2017

VLADIMIR LUXURIA SI RACCONTA A "VERISSIMO"-


Vladimir Luxuria è una donna laureata. prestata alla televisione.
Un personaggio pubblico, ex parlamentare,  amata per la sua proverbiale eloquenza linguistica ricca di contenuti.

Contenuti vissuti, viscerati, metabolizzati.

Un percorso di certo non facile, permeato di momenti di caduta, debolezze, tristezze, e profonde solitudini.

Nonostante l'adolescenza tormentata, in cui la repressione personale ha fatto il sopravvento, Luxuria è riuscita verso i 12/13 anni a svincolarsi, dai luoghi comuni, intraprendendo un percorso seppur triste che ha visto il sopravvento verso i 16/17 anni, alla ricerca di una propria identità sociale, che corrispondesse ad una realtà personale ben chiara.

La gratitudine verso una giovane madre rimasta incinta a 18 anni, la nascita in una famiglia non abbiente, ma dignitosa, dove il padre con il suo camioncino trasportava polli, hanno gettato le basi decisive per la sua evoluzione.

Ricordare il proprio passato, la mancanza del denaro per pagare l'affitto, e le difficoltà affrontate da due genitori non certo pronti ad affrontare la "cattiveria" "buona" della gente.

L'ignoranza dominante additava Luxuria definendola malata e bisognosa di cure.

I tempi non erano pronti, e probabilmente il padre e la madre di Luxuria, inizialmente sono stati travolti dai fatti.

Erano gli anni '60, dove nulla era scontato. Dove tutto poteva essere nascosto, e dove tanti facevano finta di non vedere.

L'adulterio era lecito se non manifestato pubblicamente, ed il valore dell'unica famiglia riconosciuta dettava le regole, il recinto,  da cui non evadere.

Vladimir a "Verissimo" da Silvia Toffanin ha professato l'ennesimo atto di coraggio.

Ormai riconosciuta socialmente, non avrebbe di certo avuto bisogno di confessare i tristi momenti bui con il suo cane, il baratro della depressione e l'uso seppur breve di sostanze artificiali che potessero annebbiare, se non una vita, la disperazione profonda in cui cade un essere umano lasciato al proprio destino.

La sensibilità accentuata di Vladimir la portarono a credere ed a convincersi di non avere un futuro. Stordirsi per non pensare, è stata la via di fuga transitoria, comune a molti, senza essere appannaggio unicamente di gay, trasgender, etc.

La bellezza di Vladimir, donna come poche, ha trasformato i momenti di debolezza, di tristezza, di profonda disperazione, in una svolta positiva e propositiva:

"L'essere umano, dalla sofferenza ne deve uscire, e nel contempo deve trovare la forza per aiutare i suoi simili"
Una grande lezione.

Qual'è lo scopo della sofferenza? Continuare a soffrire tutta la vita?
No!
La sofferenza personale, la propria sensibilità deve essere messa a disposizione dei nostri simili per aiutarli a non cadere negli stessi baratri vissuti e superati.
Il buddismo, e l'incontro con un prete genovese "Don Gallo" hanno insegnato a Vladimir la regola base dell'essere cristiano.

Laurearsi con 110 e lode ed ottenere una seconda laurea, sconfiggere i pregiudizi e superare i momenti di defaillance, nonostante le proprie lacerazioni, diventa un processo di riscatto senza precedenti.

Vladimir, ormai un  esempio per molti, raccontandosi pubblicamente restituisce l'immagine di una persona, che indipendentemente dall'abito indossato, dalla religione professata, dai gusti sessuali personali, o dalla nascita in una famiglia non certo abbiente, è riuscita a realizzarsi contando sulle proprie capacita' personali.

Un esempio positivo in cui la cultura ha un peso fondamentale.

"Se la bellezza sta negli occhi di chi guarda, è la bellezza della nuova Vladimir a farla da padrona". 

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MIC - MUSEO INTERATTIVO CINEMA - RASSEGNA CINEMATOGRAFICA BIANCO E NERO -

       

Il MIC - MUSEO DEL CINEMA - ha organizzato venerdì 17 febbraio un incontro a cura di Franco Longobardi con la preziosa collaborazione della pianista Francesca Badalini che ha accompagnato dal vivo, suonando al pianoforte, la proiezione di films in bianco e nero. La colonna sonora, un'inventiva improvvisata di temi musicali per i film muti, hanno restituito alle pellicole trasmesse un'anima nuova, conferendo allo svolgimento dell'evento composto da pure rarità tra cui  i primi film realizzati da Stan Laurel e Oliver Hardy non ancora insieme ma alle prese col grande comico americano degli anni venti, Larry Semon (alias Ridolini) una luce nuova.




La  rassegna del MIC - Museo   del Cinema  Interattivo  è iniziata il 3 febbraio scorso e sarà in programmazione fino al 26 febbraio prossimo, dove 90 anni di risate saranno ripercorse con la visione di film muti, rarità e classici. 




Franco Longobardi, attore, regista e storico cinematografico grande conoscitore dell’arte della coppia comica ha introdotto, ed ha commentato i film in programmazione di: Laurel & Hardy: storia di due voci, l’originale ed incredibile storia del doppiaggio italiano dei due grandi comici che non ha riscontri negli altri paesi, e Laurel e Hardy Musical, un’antologia di tutti i migliori numeri musicali della coppia, in ordine cronologico.


Omaggio a Stan Laurel e Oliver Hardy al MIC di Milano


Da non perdere il prossimo incontro di venerdì 24 febbraio alle ore 17, per commentare la pellicola "I quattro moschettieri del 1936 di Carlo Campogalliani", dove le protagoniste sono 3.573 marionette della Compagnia Italiana Fratelli Colla del Teatro Gerolamo di Milano, manovrate da oltre 30 marionettisti. Il lungometraggio "è considerato la risposta autarchica ai cartoni animati americani".
In sala il 24 febbraio sarà presente  Eugenio Monti Colla, direttore artistico della Compagnia Marionettistica Carlo Colla e Figli. 













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