venerdì 19 gennaio 2024

MA PER FORTUNA CHE C’ERA IL GABER - IL SIGNOR G -







Gioele Dix al Teatro Manzoni di Milano presenta


MA PER FORTUNA CHE C’ERA IL GABER

Viaggio tra inediti e memorie del signor G

      drammaturgia e regia Gioele Dix

Silvano Belfiore pianoforte
Savino Cesario chitarra

da testi e musiche di Giorgio Gaber e Sandro Luporini 

Si ringrazia per la collaborazione la Fondazione Gaber

 


“Vedere Giorgio Gaber a teatro era un’esperienza che ti segnava. Niente a che vedere con un comune spettacolo o concerto. Sul palco sprigionava energia pura. Grazie alla sua potenza espressiva, sapeva dare corpo alle parole come nessun altro. Era capace di farti ridere, emozionare, indignare. Era un pensatore e un incantatore. Andavi a vederlo una volta e volevi tornare a rivederlo una seconda e poi una terza. Nei primi anni Settanta sono stato uno sfegatato gaberiano, uno dei tanti.”

Gioele Dix

 

Gioele Dix rende omaggio al talento inimitabile di Giorgio Gaber, l’artista da molti considerato come il migliore interprete delle aspirazioni di giovani che - per citare le parole di una sua canzone - “stavano cercando, magari con un po’ di presunzione, di cambiare il mondo”. Grazie alla sua sensibilità (e a quella del suo straordinario compagno di scrittura Sandro Luporini), Gaber ha saputo intercettare gli umori di una generazione vitale, polemica, inquieta, spesso anticipandone contraddizioni e cambi di rotta.


Ma per fortuna che c’era il Gaber, nato in occasione del ventennale della sua scomparsa, è il più recente di una serie di tributi che Gioele Dix, a partire dal 2004, anno in cui si tenne il primo Festival Gaber a Viareggio, ha dedicato all’artista milanese, del quale è stato convinto ammiratore fin dall’adolescenza.


Lo spettacolo è costruito come un insolito itinerario all’interno del teatro canzone di Gaber e Luporini, in cui si intrecciano brani conosciuti del loro repertorio con musiche e testi variamente inediti: versi mai musicati, canzoni mai eseguite dal vivo, monologhi abbozzati e mai completati. 


Per realizzarlo è stato decisivo l’apporto della Fondazione Gaber, che ha svelato l’esistenza di questi preziosi materiali e li ha messi a disposizione del progetto.


Ma per fortuna che c’era il Gaber è dunque uno spettacolo assolutamente speciale, appassionato e originale, nel quale convivono sorprese (un esilarante monologo inedito sulla Rivoluzione d’Ottobre) e rievocazioni personali (il primo incontro assolutamente casuale fra Gaber e Dix nella hall di un albergo di Mestre), brani d’annata (Il Riccardo, Barbera e champagne) e bozze di canzoni tipicamente alla Gaber-Luporini su cui inventare una musica (Appunti di democrazia).


In scena nella doppia veste di attore e di cantante, Gioele Dixtorna a collaborare con il Centro Teatrale Bresciano - dopo il successo di La corsa dietro il vento -, accompagnato da due eccellenti musicisti, Silvano Belfiore al pianoforte e Savino Cesario alle chitarre, entrambi complici da anni delle sue affettuose scorribande gaberiane.

 

 

 

 

BIGLIETTI
Prestige € 31,00 - Poltronissima € 27,00 - Poltrona € 20,00 - Poltronissima under 26 anni € 19,00

Per acquisto:
biglietteria del Teatro
online https://www.teatromanzoni.it/acquista-online/?event=3490531
telefonicamente 027636901
circuito Ticketone

giovedì 18 gennaio 2024

Il 22, 24 e 25 gennaio Ingo Metzmacher dirige la Filarmonica della Scala


Il 22, 24 e 25 gennaio Ingo Metzmacher dirige la Filarmonica della Scala come secondo appuntamento della nostra Stagione Sinfonica in un concerto dedicato alla memoria di Claudio Abbado, scomparso 10 anni fa, e del compositore Luigi Nono, di cui il 29 gennaio ricorre il centenario della nascita. 

 
In programma, insieme alla Sinfonia n. 4 di Dmitri Šostakovič, Como una ola de fuerza y luz di Nono con il pianista Pierre-Laurent Aimard, il soprano Serena Sáenz e il direttore della regia del suono Paolo Zavagna. 
 
La composizione fu eseguita per la prima volta proprio al Teatro alla Scala il 28 giugno 1972 con la direzione di Abbado, il soprano Slavka Taskova Paoletti, Maurizio Pollini al pianoforte e lo stesso Nono alla regia del suono. Il nastro magnetico era stato realizzato nello Studio di Fonologia Musicale di Milano con Marino Zuccheri. 
 
Il brano, composto in stretta collaborazione con Abbado e Pollini, incorpora una poesia di Julio Huasi dedicata al rivoluzionario cileno Luciano Cruz, morto nel 1971. Le speranze della democrazia cilena si sarebbero spente pochi mesi più tardi con il colpo di stato del 1973.
 
Il concerto sarà trasmesso il 25 febbraio in diretta su LaScalaTv, dove resterà disponibile on demand fino al 1 febbraio

Biglietti per lo spettacolo da 18 a 110 €.
Noleggio in streaming su LaScalaTv da 4,90 (HD) a 6,90 euro (4K).

LECTIO MAGISTRALIS STEVE McCURRY FINO AL 23.01.2024



I bambini immortalati dall’obiettivo di McCurry sono diversi per etnia, abiti e tradizioni ma esprimono lo stesso sentire con la loro inesauribile energia, gioia e capacità di giocare persino nei contesti più anomali e difficili, spesso determinati da condizioni sociali, ambientali o di conflitto.

Basti pensare alla celebre piccola afghana ritratta in un campo di rifugiati nel 1984, divenuta emblema delle condizioni patite nei territori di guerra prima ancora che le Nazioni Unite stilassero la Convenzione sui Diritti dei Bambini, entrata in vigore nel 1989. 

In questo scenario di rilevanza globale, l’intento di McCurry è anche quello di sensibilizzare sul tema dello sfruttamento giovanile. Nei paesi in cui il fotografo ha viaggiato, soprattutto in Asia, troppo elevato è il numero di bambini costretti a lavorare quando dovrebbero giocare e andare a scuola. 


“La visione dell’infanzia di McCurry è variegata e diversificata, come i bambini di tutto il mondo. Ma, a prescindere da dove punta il suo obiettivo, il filo conduttore è questo: finché ci sono bambini c’è speranza”. E dalle foto emerge potente “L’eterna resilienza dei bambinipresenza vivida negli scatti di Steve McCurry, che ha catturato il desiderio e la capacità di trovare gioia anche nelle condizioni più difficili. Il gioco come necessità si manifesta in innumerevoli modi, come nella foto dei bambini che si arrampicano sul carro armato arrugginito, trasformando uno strumento di morte in una fonte di divertimento.Questi bimbi non sono mossi né da un’ideologia né da una filosofia: stanno semplicemente convertendo una terribile arma in un giocattolo…”, afferma Owen Edwards, critico fotografico.

martedì 16 gennaio 2024

IL 74° FESTIVAL DELLA CANZONE ITALIANA DI SANREMO INIZIA TRA UNA VENTINA DI GIORNI - IL COUNTDOWN E' INIZIATO - CHE LO SPETTACOLO ABBIA INIZIO -






Ieri in Via Mecenate a Milano nei locali della Rai i giornalisti accreditati hanno avuto la possibilità di ascoltare in anteprima i 30 brani in gara al prossimo 74esimo Festival di Sanremo.

Loredana Berte' è la più rock di tutti, ed Angelina Mango è la piu' apprezzata tra i giovani, mentre i Ricchi e Poveri partono in svantaggio, non hanno avuto critiche positive, ma Fiorello prontamente li ha difesi dicendo " Rispetto per chi ha fatto la storia della musica italiana".

Una cosa è certa ad alcuni giornalisti musicali alcuni cantanti  non piacciono. Come dichiarato da Marcella Bella in data odierna alla Vita in Diretta. Anche lei è stata in passato oggetto di critiche da parte dei giornalisti, mentre il pubblico al contrario l'ha sempre premiata.

Fiorello ed Amadeus si conoscono dal 1988, all'arrivo di Fiorello a Milano. Non hanno mai litigato. Fiorello pensa di ritirarsi prima o poi, non crede di voler a tutti i costi continuare a stare su un palco. Mentre Amadeus, invitato dalla Rai a condurre anche il Festival del 2025, darà la sua risposta al team manager subito dopo la fine del prossimo Festival di Sanremo.

Per il quinto anno Amadeus condurrà dall'Ariston facendosi affiancare martedi' da Marco Mengoni, mercoledi' da Giorgia, giovedi' da Teresa Mannino, venerdi' da Lorella Cuccarini e sabato sarà la volta del grande mattatore ed amico Rosario Fiorello.

Gli ospiti e superospiti hanno alle spalle una storia tutta personale.

Mercoledì, Giovanni Allevi reduce da recenti problemi di salute, ritornerà sulle scene dopo uno stop della sua malattia.

Giovedi' Russel Crowe che ama l'Italia e questa estate era in Toscana ed in Costa azzurra in bicicletta, porterà sul palco dell'Ariston la sua band "Indoor Garden Party".

Eros Ramazzotti non è nuovo alle ospitate a Sanremo sotto diverse vesti. Ricordiamo lui e Luis Fonsi alla conferenza stampa all'Hotel  Royal   di qualche Sanremo fa. Eros e Luis sono stati molto disponibili sia con i giornalisti che con il pubblico.

Ma Eros quest'anno torna da solo per celebrare i 40 anni di "Terra Promessa" brano con cui aveva vinto la categoria "Nuove proposte " nel 1984.

Giorgia festeggerà i 30 anni di "E Poi" e Gigliola Cinquetti i 60 anni di "Non ho l'eta'".

E chissa' se sul palco dell'Ariston Gigliola Cinquetti ci racconterà chi scelse il vestito da educanda che indossava e che tutti ricordano? Noi sappiamo chi le scelse il vestito e la porto' sul palco, un discografico di nome Crepax.


Per gli amanti della danza giovani e non, sabato per la finale arriverà l'etoile Roberto Bolle.


In Piazza Colombo è stato montato il palco fin dai primi di gennaio per permettere ad alcuni cantanti di esibirsi e regalare le loro performance al pubblico che gratuitamente potrà ascoltare i propri beniamini : martedì Lazza, secondo classificato con “Cenere” mercoledì Rosa Chemical, giovedì Paola & Chiara, il venerdì Arisa e il sabato Tananai.

La nave Costa Crociera per il secondo anno ha organizzato dei pacchetti di circa 500 euro per clienti interessati ad una crociera con tappa a Sanremo, beneficiando degli spettacoli a bordo nave: Tedua nella prima e ultima serata, mercoledì ci sarà Bob Sinclair, il giovedì Bresh ed il venerdì Gigi D’Agostino nel suo primo ritorno a suonare dopo la malattia.

Il PrimaFestival,  sarà condotto da Paola & Chiara, Mattia Stanga e Daniele Cabras che avranno il gradito compito di introdurre il pubblico alla kermesse musicale più seguita in Italia ed oltre oceano.

I brani proposti durante l'ascolto sono in gran parte ballabili, o ballad. Andranno ascoltati per diverse sere al fine di scoprire il più orecchiabile, quello con il ritornello più incisivo e saranno indispensabili i giusti arrangiamenti.


Non facciamo previsioni di nessun tipo perchè le pagelle non ci interessano. Speriamo che tra i primi posti possano entrarci delle donne artiste, e sappiamo come da prassi tra i primi 3 posti ci sarà una sorpresa. Come tutti gli anni.


Le novità del regolamento 2024


Tutto cambia già dalla prima serata quando, martedì 6 febbraio, ascolteremo tutte le canzoni in gara. Il mercoledì e il giovedì si esibiranno prima 13 artisti e poi gli altri 13 il giorno successivo; ma è qui la grande novità perché i 13 cantanti che non stanno gareggiando saranno sul palco per presentare ognuno di loro un rispettivo collega.


La serata del venerdì rimarrà la serata delle cover ma anche qui c’è un importante novità: gli artisti in gara potranno scegliere qualsiasi canzone che sia italiano o internazionale, di qualsiasi periodo (entro il 31 dicembre 2023) e di qualsiasi cantante, compreso se stesso. I cantanti in gara potranno chiedere di essere affiancati a uno o più artisti.

Anche per questa prossima edizione vengono confermate 3 giurieTelevotoGiuria della Sala Stampa e TV e Web. Anche qui non mancano le novità perché non ci sarà più la Giuria Demoscopica che verrà sostituita da una nuovissima Giuria delle Radio formata da emittenti radiofoniche nazionali e locali.


Il voto cambierà di serata in serata:


  1. Prima serata: le 26 canzoni in gara verranno giudicate dalla Giuria della Sala Stampa e dalla giuria TV e Radio e verranno comunicate al pubblico le prime 5 canzoni in classifica.
  2. Seconda e terza serata: le rispettive 13 canzoni in gara saranno votate dal Televoto da casa e dalla Giuria delle Radio con un peso di voto 50 e 50. A fine di ogni serata verranno comunicate le prime 5 canzoni in classifica.
  3. Serata della cover: nella quarta serata il voto verrà dato dal Televoto, dalla Giuria della Sala Stampa, Tv e Web e dalla Giuria delle Radio. Le 3 diverse giurie si dividono il peso di voto al 33% rispettivamente. Stesso risultato finale alle prime 3 serate; anche qui verranno comunicate le prime 5 canzoni in gara e verrà inoltre nominato il “vincitore della serata”.
  4. Finalissima: qui torneranno sul palco tutti e 26 gli artisti. Dopo la riproposizione dei brani dei primi 5 classificati le votazioni precedenti verranno azzerate e si procederà a una nuova votazione da parte delle tre giurie (Televoto, Giuria della Sala Stampa, Tv e Web e Giuria delle Radio) che avranno un peso percentuale sul risultato complessivo così ripartito: Televoto 34%: Giuria della Sala Stampa, Tv e Web 33%; Giuria delle Radio 33%.


Sanremo 2024: cantanti in gara e titoli


I 27 cantanti big in gara e i titoli delle loro canzoni:


  1. Ghali – “Casa mia”
  2. Alessandra Amoroso – “Fino a qui”
  3. Gazzelle – “Tutto Qui”
  4. Ricchi e Poveri – “Ma non tutta la vita”
  5. Dargen D’Amico – “Onda Alta”
  6. Angelina Mango – “La noia”
  7. Fred De Palma – “Il cielo non ci vuole”
  8. Fiorella Mannoia – “Mariposa”
  9. Loredana Bertè – “Pazza”
  10. Mr. Rain – “Due altalene”
  11. Geolier – “I p’ me, tu p’ te”
  12. Negramaro – “Ricominciamo tutto”
  13. Rose Villain – “Click Boom!”
  14. Mahmood – “Tuta Gold”
  15. Diodato – “Ti muovi”
  16. Annalisa – “Sinceramente”
  17. Il Volo – “Capolavoro”
  18. Emma – “Apnea”
  19. Francesco Renga e Nek – “Pazzo di te”
  20. La Sad – “Autodistruttivo”
  21. Irama – “Tu no”
  22. BigMama – “La rabbia non ti basta”
  23. The Kolors – “Un ragazzo una ragazza”
  24. Sangiovanni – “Finiscimi”
  25. Il Tre – “Fragili”
  26. Alfa – “Vai!”
  27. Maninni – “Spettacolare”
  28. Clara – “Diamanti grezzi”
  29. Santi Francesi – “L’amore in bocca”
  30. bnkr44 – “Governo Punk”

Lo spettacolo sarà garantito anche quest'anno dalle maestranze Rai che fin dai primi di gennaio sono all'opera con oltre 200 professionisti impegnati a montare i palchi, regolare le attrezzature, le luci, le passerelle. Un lavoro instancabile e preciso. Perchè quando si accenderanno i riflettori tutto sarà perfetto. Le Sale Stampa attrezzate per i giornalisti, Casa Sanremo con i programmi in diretta, ed il palco in plexiglass di fronte all'Ariston per l'arrivo di Fiorello e la sua Viva Rai 2".


Non mancheranno le interviste a giornalisti ed artisti nello spazio di fronte all'Ariston per intrattenere la numerosa folla di appassionati alla ricerca di una foto con i Vip, solitamente molto disponibili.






lunedì 15 gennaio 2024

ESCE DOMANI 16 GENNAIO IL LIBRO DI VALTER VACCHINO E LUCA AMMIRATI “ ARISTON LA SCATOLA MAGICA”





Walter Vacchino, che aveva sei anni quando suo padre ha posato il primo mattone dell’Ariston, oggi lo gestisce insieme alla sorella Carla, e ci racconta tutte le tappe di un’epopea familiare divenuta mito nazionale. Una storia vissuta dietro le quinte, a contatto con la parte più vera dello spettacolo e degli artisti.

«Dentro l’Ariston è custodita parte dei miei desideri, dei miei sogni, della mia vita. È un luogo che da molti anni continua a lasciare tutti a bocca aperta».Amadeus

«I ricordi più belli della mia vita sono in questo teatro». - Elodie

«Il palco più importante e iconico d’Italia. Viva Sanremo e viva l’Ariston!» - Chiara Ferragni

«Quando entri all’Ariston ti si spalanca il cuore». - Fiorello

«Sanremo è l’unica vetrina in Italia che ti apre al mondo. L’unica vetrina dove, se hai il pezzo giusto, arrivi dappertutto. Passare dall’Ariston ti dà un qualcosa che non è paragonabile a tutto il resto». - Gianni Morandi

«Si avverte una forza evocativa, simbolica, che solo certi luoghi sacri hanno. Non c’è altro posto dove sarebbe più giusto rappresentare quello che accade nella musica italiana». - Beppe Vessicchio


Il teatro Ariston è il luogo più iconico dello spettacolo e della musica italiana. Un luogo quasi sacro, dove per sei decenni si sono esibiti i più grandi artisti, da Domenico Modugno ai Mäneskin, da Dario Fo a Rudolf Nureyev, e dove ogni anno dal 1977 si celebra l’evento più amato, più dibattuto, il rito che ci fa sentire italiani, a cui tutti vogliono partecipare, anche soltanto per criticarlo: il Festival di Sanremo. Ma cosa c’è, all’origine di ogni grande impresa, se non il sogno, la visione di una persona controcorrente? Negli anni Cinquanta, Sanremo è una delle tante città che faticano a risollevarsi dalle macerie della guerra. Aristide Vacchino, che ha il cinema nel sangue, progetta una struttura senza precedenti – un multisala capace di ospitare ogni genere di spettacolo – per restituire gioia e divertimento ai suoi concittadini. Ci mette dieci anni a completarne la costruzione, tra rallentamenti burocratici e ostilità della concorrenza, ma nel 1963 riesce finalmente a inaugurare il suo gioiello. È l’inizio della “scatola magica”, uno spazio di creatività che, stagione dopo stagione, continua a regalare emozioni e un senso di umana meraviglia.

Il libro e’ stato presentato oggi al Teatro Ariston, in una Conferenza Stampa dove Valter Vacchino ha raccontato di alcune richieste insolite dei Vip che hanno calcato il teatro piu’ famoso d’Italia ed oltre oceano. 

Una tra tutte, Luciano Pavarotti che ha fatto allargare lo stipite di una porta.


     


MASSIMO GHINI E PAOLO RUFFINI IN “QUASI AMICI” al TEATRO MANZONI DI MILANO -









QUASI AMICI

dal film “Quasi amici” di Eric Toledano e Olivier Nakache


Adattamento e regia 

Alberto Ferrari

con 

Claudia Campolongo
Francesca Giovannetti
Leonardo Ghini
Giammarco Trulli
Giulia Sessich
Diego Sebastian Misasi

 

Scene Roberto Crea - Costumi Stefano Giovani

Disegno luci Pietro Sperduti - Musiche Roberto Binetti

Assistente alla regia Cristiano Malacrino - Video Robin studio

 


Interpreti e personaggi

Massimo Ghini - Filippo
Paolo Ruffini - Driss
Claudia Campolongo - Yvonne, La Voce della Navigator
Francesca Giovannetti - Magda ed Eleonora
Leonardo Ghini - Adamo, Candidato, Badante, Gallerista
Giammarco Trulli - Alberto, Giardiniere, Antonio Legenda, Cameriere, Candidato
Giulia Sessich - Deb ed Elisa
Diego Sebastian Misasi - Bastiano, Candidato, Badante, Violinista

Note di regia

Quasi Amici è una storia importante, di quelle storie che meritano di essere condivise e raccontate. Anche con il linguaggio delle emozioni più profonde: quello teatrale. Un adattamento per il teatro del soggetto e della sceneggiatura di Quasi amici è affascinante perché permette di dilatare, in drammaturgia teatrale, quelle emozioni che nascono per il cinema con un altro linguaggio, non solo visivo, ma anche filmico. Emozioni che devono irrobustirsi però con parole e simboli precisi sul palcoscenico per poter rimandare tutti noi a un immaginario condiviso con il quale far dialogare il proprio. E partecipare. Ed è straordinario raccontare ancora più nell’intimità delle parole, degli scambi, delle svolte narrative, delle luci, dei movimenti, che solo una drammaturgia teatrale può cogliere e restituire, dando il senso profondo di una grande amicizia in fieri. Osservando poi il percorso che compiono i due protagonisti per crescere, ognuno nella rispettiva vita e in quella dell’altro e di come uno diventi assolutamente necessario all’altro per poter proseguire indenne, o quasi, il proprio cammino su questa terra. 

 


Due uomini talmente diversi da costituire una teorizzazione dell’antimateria. Due particelle che potrebbero portare a un’esplosione, un annichilimento delle proprie personalità e invece avviene il miracolo. Ed è questo Miracolo laico che vorrei raccontare. Un uomo molto agiato, ricco, molto ricco, troppo ricco, intelligente, affascinante; un uomo che vive di cultura e con la cultura vive, che si muove e conquista e soddisfa il proprio ego narcisistico con il cervello più che con il corpo. Un uomo a cui il destino ha voluto, per contrappasso, relegare a solo cervello, facendolo precipitare con il parapendio e fratturandogli la quarta vertebra cervicale e riprendendosi il corpo. Quel corpo, che era solo un bagaglio della mente, ora nell’assenza, diventa il fantasma di un’identità da inseguire e recuperare. E un altro uomo che entra ed esce di galera, sin da ragazzino, svelto, con una sua intelligenza vivace e una cultura fatta sulla strada e nei film di serie b, che ha visto. Ma decisamente smart. Un uomo che preferisce porre il suo corpo avanti a tutto e lasciare il cervello quieto nelle retrovie. Un corpo che, da subito, ha cercato di farsi strada nelle periferie degradate, in cui un’incertezza diventa come in natura, essenziale per determinare il proprio posto nella catena alimentare. Un predatore che in realtà̀ è una preda delle proprie debolezze. Un uomo che si è privato della carica del cervello che avrebbe potuto essere per lui determinante. 


Questi due uomini si incontrano per un caso e questo caso farà sì che diventino uno per l’altro indissolubili, l’uno indispensabile alla vita dell’altro e lenitivo alla ferità fatale che ognuno ha dentro di sé. Non lo sanno ma loro possiedono un dono che ognuno può donare all’altro: la leggerezza. Come in Pigmalione assistiamo per osmosi a un’educazione alla vita e alla cultura e un’istruzione alla leggerezza.


È l’assenza di leggerezza, più̀ che la malattia, che tiene ancorato sulla sedia Philippe, la sua pesantezza della vita, della sua percezione del mondo, che lo inchioda a decisioni sbagliate con la figlia adottiva, con i suoi collaboratori, ma soprattutto con sé stesso.      


Non si perdona mai. Da cosa non si è ben capito. Dalla difficoltà di vivere? 


E l’altro uomo che ha fatto della sua leggerezza un modo per non occuparsi di nulla, di scansare ogni problema, ogni profondità, ogni disagio. Una leggerezza frivola, gassosa, che lo porta a risolvere tutto con il corpo, fisicamente e caso strano, pesantemente. Una leggerezza che ha la pesantezza di un dirigibile senza l’idrogeno. Una leggerezza senza controllo. 


Paul Valéry ha detto: «Il faut être léger comme l’oiseau, et non commela plume». Uno usa il corpo e uno la mente. Occorre una ridistribuzione totale dei talenti. 


Nell’adattamento teatrale il ruolo di Philippe, l’uomo sulla sedia, dovrà essere riequilibrato, perché nella versione cinematografica è molto sbilanciato il racconto a favore di Driss, l’uomo che arriva ad aiutarlo. Nella versione teatrale i due ruoli saranno equiparati per poter scavare molto di più nel loro rapporto e nella loro ricerca di questa leggerezza calviniana che ci faccia emozionare, godere, ridere fino alle lacrime 


Ho immaginato quindi, di inserire anche quei momenti di sconforto che nel film, per necessità del tempo di racconto non hanno probabilmente trovato spazio, invece nella versione teatrale ci permettono di entrare nella psiche di un uomo completamente paralizzato che diventa tutt’uno con la sua sedia a rotelle elettrica. E nella testa di un altro uomo che ha considerato la vita fino allora come un aperitivo leggero da ingurgitare e poi tranquillamente digerire. Ad esempio: un sogno in cui Philippe si sveglia e lo vediamo camminare. E questa cosa ci disorienta. Philippe chiama subito Driss, è entusiasta della notizia che gli deve dare e Drissarriva ma è lui sulla sedia a rotelle. Philippe, come nel peggiore incubo, si rende conto che è solo un sogno e si sveglia madido di sudore nel suo letto. Ma nel sogno, per una volta, ha capito la strada. Ha perso la gravità che gli dava pesantezza. Ma la ricerca alla leggerezza passa anche per la comicità. Ridere sarà il veicolo segreto per arrivare a comprendere ancora di più i meccanismi che regolano la vita e i destini di questi uomini. Ridere di sé e dell’altro per conoscere di più in profondità chi ci sta davanti: nudo, senza schermi. Un uomo macchina che custodisce gelosamente l’essenza del suo essere uomo in un incontro epistolare con una donna che potrebbe risultare la sua ragione di vita. Che alla fine potrà restituirci uno scampolo di vita reale. 





Per la regia mi sono immaginato un grande spazio aperto, un grande panorama illuminato come una giornata estiva, una notte autunnale, un pomeriggio piovoso. E un piano inclinato che dirada verso il proscenio e che racchiuda al suo interno tutti i luoghi della vicenda, che si aprono e diventano a volte studio, camera da letto, salotto, a volte ristorante eccetera. Ma poi richiudendosi all’interno del praticabile ci restituiscono solo una pianura inclinata in cui far scivolare dolcemente la sedia a rotelle o faticosamente spingerla in salita. Un non luogo esterno che potrebbe essere una spiaggia con il mare davanti, la platea, o un prato dove volano i parapendii e dove nel finale, per realismo magico, seguendo un aquilone che Driss fa volare nel vento di un pomeriggio, Philippe finalmente acquisisce la sua leggerezza e si stacca dalla sua sedia a rotelle e vola come se fosse sul parapendio lasciando finalmente quella sedia che lo schiacciava verso la gravità più̀ pesante del mondo. 


Philippe ha perso la gravità. Ha imparato la leggerezza e Driss, la leggera profondità̀ che non lo fa volare e tiene Philippe ancorato a sé, come un riferimento importante. La loro amicizia, una centratura, per vivere ed essere uomini un po’ più̀ consapevoli della meraviglia e poter ridere, finalmente a crepapelle. 

Alberto Ferrari