martedì 24 ottobre 2017

A PALAZZO REALE "IL MONDO FUGGEVOLE DI TOULOUSE-LAUTREC" - COMUNE DI MILANO -

A Palazzo Reale va in scena "Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec"

Dal 17 ottobre al 18 febbraio 2018 il museo milanese ospiterà oltre 250 opere dell'artista bohémien che, senza aderire mai a una scuola, seppe costruire un nuovo e provocatorio realismo, sintesi estrema di forma, colore e movimento.
Toulouse-Lautrec
Milano, 16 ottobre 2017 - Palazzo Reale celebra, dal 17 ottobre al 18 febbraio 2018, Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901) con una grande monografica che racconta il suo intero percorso artistico.
La mostra, a cura di Danièle Devynck (direttrice del Museo Toulouse-Lautrec di Albi) e Claudia Beltramo Ceppi Zevi, è promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, da Palazzo Reale, da Giunti Arte Mostre Musei e da Electa, in collaborazione con il Musée Toulouse-Lautrec di Albi e l’Institut National d’histoire de l’art (INHA) di Parigi, con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia.
Il progetto, articolato in sezioni tematiche, conduce il visitatore a comprendere il fascino e la rilevanza artistica del pittore bohémien che, senza aderire mai a una scuola, seppe costruire un nuovo e provocatorio realismo, sintesi estrema di forma, colore e movimento.
L’evoluzione stilistica dell’autore, di origine aristocratica ma testimone della Parigi più viva e popolare, viene delineata in tutte le sue fasi di maturazione, dalla pittura alla grafica, con particolare riguardo per la sua profonda conoscenza delle stampe giapponesi e per la passione verso la fotografia.
In mostra sono esposte oltre 250 opere di Toulouse-Lautrec, con 35 dipinti oltre a litografie, acqueforti e affiches, provenienti dal Musée Toulouse-Lautrec di Albi e da importanti musei e collezioni internazionali come la Tate Modern di Londra, la National Gallery of Art di Washington, il Museum of Fine Arts di Houston, il MASP (Museu de Arte di San Paolo),la BNF di Parigi e da diverse storiche collezioni private.
Nelle sale di Palazzo Reale è possibile ammirare eccezionalmente anche la serie completa di tutti i 22 manifesti realizzati da Toulouse-Lautrec, accompagnati da studi e bozzetti preparatori dell’artista “maledetto”: straordinari ritratti dei personaggi e del mondo dei locali notturni di Montmartre, dal Moulin de la Galette al Divan Japonais, dalla celebre Goulue a Jane Avril.
Toulouse-Lautrec conobbe fin dalla gioventù l’arte e la cultura giapponese. Il percorso della mostra ospiterà dunque anche alcune rare e preziose stampe di maestri giapponesi, certamente note all’artista, fra le quali la serie completa della Maison Verte di Utamaro che raffigura l’ambiente dei postriboli, con tutto l’universo di uomini e di donne che li abitavano.
Introdotta da uno sguardo introspettivo sulla famiglia di Toulouse-Lautrec, la mostra prende avvio con la sezione che analizza il rapporto intercorso tra l’artista francese e la fotografia, una delle tante novità che - al pari della bicicletta, del manifesto pubblicitario, del telefono - trasformeranno per sempre il quotidiano, portando nella vita parigina degli anni '80 dell'Ottocento un’aria di inebriante modernità.
Per quanto riguarda Henri, più che fotografare amava farsi ritrarre. Non è un caso che, nel corso della sua vita, realizzò un unico autoritratto, il “Ritratto di Lautrec allo specchio” del 1880, qui esposto. Tuttavia, tenne molto a costruire una propria immagine, incaricando gli amici di rappresentarlo in una serie di pose al limite della provocazione, da lui stesso scrupolosamente sceneggiate. A testimonianza di ciò, viene proposta una galleria d’immagini dissacranti che fanno da contraltare a quelle austere e paludate della vita di famiglia.
La rassegna ripercorre quindi il suo periodo di formazione; in questa fase, sono i ritratti di cani e cavalli a essere al centro della sua figurazione; questi ultimi, in particolare, ritorneranno in forme sempre diverse durante tutta la sua carriera, dai calessi e dalle scene di caccia fino agli straordinari e celeberrimi ritratti dei cavalli da corsa e dei loro fantini.
Ed è proprio il ritratto una delle cifre più caratteristiche della sua ricerca pittorica. A partire da quelli delle donne che, nel contrasto fra i colori di fondo e la parete, nella costruzione del nudo o, ancora, nell’evidenziazione sensuale delle calze nere in una ragazza giovane e pudica - come nell’”Étude de nu. Femme assise sur un divan”, del 1882 - rivelano già l’immagine della donna di cui Toulouse-Lautrec sarà l’artefice. A questi si aggiungono quelli degli amici pittori e scrittori che rivelano la sua straordinaria capacità di introspezione.
Toulouse-Lautrec_affiche
Il quartiere di Montmartre ha rappresentato un altro importante capitolo della vicenda artistica di Toulouse-Lautrec. Il sobborgo parigino - ricco di cabaret, trattorie, caffè concerto, sale da ballo e piccoli esercizi che mescolavano una folla eterogenea e variopinta di poeti, scrittori, attori e artisti - si faceva portavoce di una carica trasgressiva che si basava sull'osmosi tra il bel mondo e gli esponenti del cosiddetto demi-monde, tra artisti e gente del popolo.
È in questo mondo che l’artista scava per riprodurre la corposità della Goulue, la raffinatezza di Jane Avril, l’inimitabile portamento di Yvette Guilbert, la forte presenza scenica di Aristide Bruant e l’anima di quanti lavoravano sotto le luci di Montmartre.
La novità introdotta da Toulouse-Lautrec nel mondo contemporaneo fu il modo di raffigurare gli artisti e le ballerine attraverso un’affiche. Egli fu il primo a percepire la necessità di inventare un inedito ‘stile’ per quel nuovo genere artistico, tipicamente cittadino, che è il manifesto. Mostrandosi sensibile all’influsso delle stampe giapponesi, Lautrec impiegò linee impetuose, tagli compositivi nuovi, colori intensi e piatti, tinte squillanti che, applicate omogeneamente su superfici estese, rendevano il manifesto visibile anche da lontano, facilmente riconoscibile al primo sguardo e, soprattutto, attraente per il potenziale consumatore.
Il rapporto con le “ragazze” delle case chiuse costituì uno dei temi della vita di Toulouse-Lautrec e una fonte di ispirazione decisiva al pari di quello con le cantanti, attrici e ballerine dei café-concert. In mostra s’incontra la serie “Elles”, dedicata alla descrizione della vita nelle case chiuse, che s’impone come uno dei capolavori di Toulouse-Lautrec e di tutta l’arte di fine Ottocento.
Chiude idealmente il percorso espositivo la sezione dedicata alle affiche. La modernità di Toulouse-Lautrec non si esprime soltanto nella forma e nei colori utilizzati, ma anche nei contenuti che rivelano una costante attenzione alla vita moderna in tutti i suoi aspetti, dal romanzo best-seller alla moda del ciclismo, divenuto fenomeno di élite, alla raffigurazione di un automobilista alla guida di una delle prime vetture.
Accompagna la mostra un catalogo GAmm Giunti | Electa.

lunedì 23 ottobre 2017

GERRY SCOTTI SI RACCONTA A PANORAMA D'ITALIA - UN VIAGGIO - UNA CARRIERA IN SALITA -




Panorama d'Italia ha organizzato una settimana di eventi a Milano, nel Teatro San Babila, dove il livello degli interventi ha messo in luce la vita privata ed artistica dei protagonisti.
I big provenienti dal mondo della televisione, della musica pop, classica, e della cultura  si sono raccontati, emozionandosi ed emozionando la platea.

Gerry Scotti, attraverso alcune diapositive proiettate sul muro, ha ripercorso fin dall'infanzia il suo percorso di vita, gli esordi artistici, il rapporto con l'amato figlio Edoardo, e con la compagna Gabry al suo fianco da diversi anni.
Ha ripercorso l'esperienza televisiva di "Avanti un altro", e la fiducia concessagli da #Paolo Bonolis che ha individuato in Gerry il suo unico degno successore.
Il figlio Edoardo adolescente lo ha messo all'improvviso davanti alla realtà di dover fare il padre.
Dopo la separazione dall'ex moglie, è iniziata una dura avventura che lo ha provato sensibilmente, riuscendo a fare il buon padre grazie ad un bravo figlio.
Insomma, l'avventura sentimentale tra i due si è concretizzata anche per la maturità ed intraprendenza del figlio.
Unico colpo di testa di Edoardo è stata la richiesta, dopo aver studiato fin da piccolo nelle scuole dove si parlava inglese, di poter continuare il percorso di studi in America a Los Angeles.
Simpatico il racconto di un bambino che sognava ad alta voce in inglese e Gerry non capiva.
Edoardo è andato a studiare a 14 ore di volo distante da suo padre, e suo padre ha superato la paura dell'aereo e si è recato a trovare il figlio in America anche solo per 4 giorni, imparando ad utilizzare #Skipe.
La scelta coraggiosa di Edoardo ha irrimediabilmente cambiato la mentalità di Gerry, un'evoluzione naturale progressiva, grazie all'intraprendenza ed ai successi scolastici realizzati dal figlio, compresa la scuola di recitazione agli Actor's Studios.
Nonostante la scelta di una scuola privata costosa, Gerry ha dichiarato di essere comunque sempre stato propenso, nel caso suo figlio fosse rimasto in Italia, per una scuola pubblica, capace di realizzare una formazione scolastica importante.
Durante l'incontro sul palco del #Teatro San Babila, si è ricordato il maestro Pregadio, la storia della Corrida, e Corrado Mantoni.

Gerry, da ragazzino tornando a casa dal ginnasio di piazzale Loreto a Milano,  il sabato, rientrava per ascoltare alla radio la "Corrida" insieme al padre ed alla madre.
Un vivo ricordo ed una passione premiata nel tempo.
Silvio Berlusconi ha impiegato 5 anni per convincere Corrado Mantoni a riproporre "La Corrida" in tv.
E quando a distanza di anni dalla morte di Corrado, "La Corrida" è stata proposta a Gerry Scotti, vi è stata una naturale evoluzione, un passaggio di consegne, nelle mane di un esperto artista.
Il maestro #Pregadio, prima di ogni puntata, prendeva una bottiglietta di Whisky e ne versava un dito per lui e per Gerry. Un cicchetto a cui Gerry non era abituato, ma per rendere felice il maestro, e per calarsi in un'avventura meravigliosa che li proiettavano nelle famiglie italiane, il cicchetto era un rito.
Dopo aver rigorosamente chiuso la porta del camerino a chiave e fatto uscire la moglie di Pregadio.
Il racconto di Gerry è arrivato inesorabilmente a Claudio Cecchetto, Sandy Marton e Kay Rush.
#Cecchetto è stato il talent scout a cui Gerry deve molto, colui che ha insistito perchè facesse questo lavoro.



Gerry, dopo il liceo classico è andato all'Università e nel contempo faceva l'archivista in una radio privata, il miraggio sognato in assoluto, da tutti gli adolescenti di quei tempi.
Si ritrova dietro la consolle a condurre un programma radiofonico, senza sapere da dove cominciare, guidato al telefono da una voce che gli impartiva disposizioni in merito.
L'anno dopo approda a #Radio 101 che aveva la sua mitica sede in Via Locatelli 1 a Milano, con un programma alle 7 del mattino.
Studiava giurisprudenza, voleva diventare notaio e nel contempo andò a fare il servizio militare a Novara, riuscendo a tornare a casa dalla madre a mangiare ed a registrare i programmi in radio.
Durante il servizio militare, conobbe un ragazzo che lavorava alla Mac And Harrison.
Il capo di questo ragazzo Alberto Cremona, ascoltava alla radio tutti i giorni i programmi di Gerry e chiese:

"domanda al tuo amico  se le stronzate che dice alla radio le dice lui oppure gliele scrivono?"

Gerry confermò di non avere un copione, ed un giorno vestito con un jeans ed una maglietta, si ritrovò di fronte ad Alberto Cremona in un ufficio con le poltrone in pelle, ed il muro rivestito di slogan pubblicitari, in via Meravigli 2 a Milano.
Alberto Cremona chiamò la sua segretaria una "zitellona" di 50/60 anni e le disse:

"questo ragazzo deve cominciare a lavorare con noi"
e la segretaria esclamò:

"te pareva, un altro".

Gerry fu assunto con un contratto a tempo indeterminato e per 4/5 anni lavorò come copywriter  realizzando un "jingle" del 1978 che tutti noi ricordiamo ancora oggi:

"Il mondo ti sorriderà in pace ed armonia, auguri Coca Cola e poi, buone feste a voi"


Il motivo, diede a Gerry una grossa popolarità soprattutto economica, tanto da potersi permettere di regalare  al padre il sabato 2 o 3 mila lire per bersi qualcosa.
Inoltre, il suo lavoro nell'azienda, gli permetteva di godere di benefici economici quali il servizio mutualistico del dentista.
Un miraggio, una manna dal cielo per quei tempi.
Alberto Cremona nel 1982 suggerisce a Gerry di recarsi in America a #Los Angeles per un corso di regia, avendo scelto proprio lui.
Il biglietto aereo di bussiness class era pronto.
Alla sera a casa Gerry non sapeva come raccontare alla madre della proposta e del probabile viaggio in America.
La madre nel frattempo riferisce a Gerry che alle sei del pomeriggio ha telefonato uno "strano" che parlava veloce, #Claudio Cecchetto.
Cecchetto ai tempi, era il suo diretto rivale, Gerry a radio 101 e Claudio a radio 105.
Gerry richiama Claudio il quale gli dice che lo ascolta sempre a 101 e gli chiede di andare in ufficio da lui.
Il progetto era una nuova radio.
Gerry era titubante.
Claudio gli disse :

"Se mi dai retta tra 4 anni, tu guadagnerai un milione di euro all'anno".

Cecchetto chiese a Gerry cosa guadagnava allora e lui rispose una cifra come 3 milioni al mese.
Cecchetto fece finta di crederci, e Gerry non partì per l'America iniziando un'avventura nuova, tra slogan, adesivi, testone con la cuffia e la nascita di Radio D.j.
I genitori di Gerry Scotti non parlarono al figlio per 5 anni dopo aver scoperto che il figlio aveva rinunciato al posto fisso, agognato da tutti, per inseguire un sogno radiofonico.
Per le "signore del palazzo", Gerry era in galera.
Il racconto di Gerry ha ripercorso il "Guinnes World Record" (l'accendiamo?), il film Gianburrasca di 25 anni fa, dove #Rita Pavone volle al fianco di #Katia Ricciarelli, #Gerry Scotti.
Successivamente arrivò la proposta di #Odeon Tv per la conduzione di "Will of Fortune", ma una lombosciatalgia improvvisa cambiò nuovamente le sorti di Gerry.
Costretto dal medico a letto, dopo iniezioni di Voltaren e Muscoril, improvvisamente squilla il telefono.
Gerry non potendosi avvicinare dal dolore al telefono lo lasciò squillare, fino ad un estremo tentativo, ed all'altro capo del telefono una voce disse:

"Sono Pippo Baudo"

e Gerry credendo fosse Fiorello rispose:

"Ma vaffanculo"

Circa mezz'ora dopo, la segretaria di Pippo Baudo ritelefonò a Gerry che lo convinse a non andare ad Odeon Tv, ma a restare a #Mediaset.
Da allora sono trascorsi 34 anni, lavorando in Sit- Com con Maria Amelia Monti, la conduzione de "Il gioco dei nove", la sit-com con Lino Banfi interamente prodotto da Mediaset (5,7 milioni di telespettatori), il sodalizio con #Antonio Ricci, e la conduzione con una speciale #Michelle Hunziker.
Artista a detta di Gerry "Che non se la tira", sempre pronta, ed avulsa da ogni lamentela.
Gerry e Michelle condurranno "Striscia la Notizia" dall'8  gennaio al 4 febbraio prossimo.
La carriera è proseguita con la conduzione di "The Money drop" in un momento particolarmente critico per la realtà italiana che attraversava la grave crisi economica.
Per questo motivo il programma fu girato per 7 anni a Colonia in Germania, pur non conoscendo il tedesco e l'inglese.
L'ultimo pensiero della serata di Gerry è stato rivolto alla compagna Gabry presente in prima fila accanto a Giorgio Restelli, conosciuta all'età di 30 anni lui e 20 lei.



Si sono frequentati, lasciati, e ritrovati occasionalmente nella scuola americana che i rispettivi figli frequentavano, ed è nato il rapporto che li vede ancora insieme.
Tutti e due uscivano da  relazioni matrimoniali finite, e l'amarezza e la disillusione ha dato il via alla relazione attuale.
Gabry è diventata una sua ammiratrice e sostiene che Gerry è molto più carino in Tv che a casa (a detta di Gerry).
"Caduta libera" realizzata a Barcellora, è stato il programma registrato in Spagna.
60 puntate,  1 ora e 15 minuti di volo aereo dall'Italia, e tecnici spagnoli, insieme all'addetto stampa Villa compagno di liceo, sono state la prova superata prima di "portare" definitivamente il programma in Italia, visti gli alti investimenti per realizzare le botole di 3 metri. L'amico Villa, ha provato la caduta nelle botole per primo, rimettendoci il menisco.
Sono stati successivamente spesi 600 mila euro per realizzare uno degli studi più tecnologici dei giorni nostri, il terrore, di quanti, precipitando ogni sera nella botola infernale, tentano di portare a casa una somma di denaro ragguardevole.
Ripercorrendo la serata, Gerry ricorda D.J. Television in Viale Fulvio Testi a Milano, dove a Cecchetto, Silvio Berlusconi  chiese di "mettere in onda una bella faccia".
Gerry ci rimase male, quando seppe che Berlusconi disse a Claudio Cecchetto:
"Ma con tutti quelli che potevi scegliere, hai scelto uno che sembra il mio ragioniere in Brianza".
30 anni dopo al funerale di Sandra Mondaini, Berlusconi incontrando Gerry gli disse:
"Quando accendo la televisione e vedo la tua faccia, mi sento a casa".
Il sogno di Gerry era quello di diventare un cantante e parzialmente si è preso la sua rivincita.
Avrebbe voluto essere "Zucchero".
La fortuna lo ha premiato, catapultandolo a San Siro, sul palco del concerto di Zucchero davanti a 33 mila persone per cantare Funky Gallo.
La serata sul palco del Teatro San Babila si è conclusa con la domanda di un fan ricordando un disco cantato da Gerry: "Smile".
Un brano realizzato per beneficenza, che ha donato alla "Fabbrica del sorriso" un programma pomeridiano la somma di 50/60 milioni di lire.
La copertina di Smile è stata realizzata da Lory del Santo, e Gerry nella foto, regge un bimbo "Connor" (Il figlio di Lory ed Eric)

Risultati immagini per copertina disco smile  gerry scotti   "Smile"

Gerry conclude la serata, invitando il pubblico a donare alle associazioni benefiche, alla Lega del filo d'oro, dove bambini sordi, ciechi e muti, aspettano donazioni per continuare il percorso di vita realizzato con l'aiuto di volontari.
Durante le serate di Panorama d'Italia, un braccialetto di Cruciani è stato venduto per la modica cifra di 10 euro. La beneficenza ha accompagnato momenti di spettacolo, e lo spettacolo ne è riconoscente.


WWW.STARESULPEZZO.BLOGSPOT.IT
staresulpezzo@gmail.com



venerdì 13 ottobre 2017

GALLERIA D'ITALIA - MILANO PIAZZA DELLA SCALA - CARAVAGGIO E DE CHIRICO -






ASPETTANDO “L’ULTIMO CARAVAGGIO. EREDI E NUOVI MAESTRI”

Caravaggio e l’impervia strada per diventare un mito; la sua alterna eredità tra immediata adesione e indifferenza all’inizio del Seicento, proprio quando si afferma il gusto barocco. Questo in sintesi il leitmotiv della mostra L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri che Intesa Sanpaolo realizzerà nel proprio museo in Piazza Scala a Milano dal 30 novembre 2017 all’8 aprile 2018. Il percorso si svilupperà attorno al capolavoro del Merisi, il Martirio di sant’Orsola dalle collezioni della Banca, rientrato da Palazzo Reale alle Gallerie d’Italia.
Il cuore dell’esposizione sarà costituito dall’inedito e rivelatore confronto tra due opere, entrambe dedicate alla tragica vicenda di Sant’Orsola: l’ultimo dipinto eseguito da Caravaggio a Napoli poco prima della sua morte nel 1610 e la tela realizzata da Bernardo Strozzi negli anni della sua prima maturità (1615-1618).
Con oltre 50 opere di seguaci di Caravaggio, come Battistello Caracciolo e Ribera, e nuovi maestri, quali Rubens, Van Dyck, Procaccini e Strozzi – molte delle quali esposte per la prima volta a Milano – la mostra rievocherà le principali vicende artistiche di tre città italiane: Napoli, Genova e Milano, legate all’orbita spagnola in anni di rinnovamento del gusto, tra la rivoluzione tutta tesa al naturale di Caravaggio e la nuova età colorata e festosa del Barocco.
Eccezionale la presentazione in mostra de l’Ultima Cena di Giulio Cesare Procaccini, tela di 40 metri quadrati eseguita per l’amata chiesa della Santissima Annunziata del Vastato di Genova dalle famiglie aristocratiche della città e che è stata oggetto di un lungo e articolato lavoro di restauro presso il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale“. Questo capolavoro restituisce al pittore bolognese radicato a Milano un peso nella storia dell’arte italiana che gli va definitivamente riconosciuto.
Il biglietto di ingresso all’esposizione “Dentro Caravaggio” di Palazzo Reale darà diritto all’ingresso ridotto a 5 euro alla mostra “L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri”.
Mostra organizzata con il patrocinio del Comune di Milano e del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.




DE CHIRICO INCONTRA BOCCIONI



“Corrispondenze” è una nuova rassegna che Intesa Sanpaolo propone nelle proprie sedi museali, le Gallerie d’Italia di Milano, Napoli e Vicenza, con l’obiettivo di far dialogare i capolavori delle collezioni della Banca con nuclei ristretti di opere provenienti da prestigiose raccolte italiane o estere. Grazie al rapporto di collaborazione tra realtà culturali, si realizzano così occasioni di incontro fra importanti opere d’arte, per approfondirne la conoscenza e metterne in luce nuove “corrispondenze”.
In questa prima edizione del programma, la tela di Boccioni in collezione Intesa Sanpaolo, Officine a Porta Romana, “incontra” due Piazze d’Italia di de Chirico dal Mart – Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto.
Affiancare a Officine a Porta Romana di Boccioni due dipinti di de Chirico dedicati al tema da lui prediletto delle “piazze d’Italia” consente di mettere a confronto il Futurismo e la Metafisica, che sono state le esperienze più innovative e internazionali della pittura italiana nella prima metà del Novecento. Si deve a questi due pittori una percezione e una rappresentazione dello spazio urbano che ha tenuto conto da un lato delle sue decisive trasformazioni legate alla rivoluzione industriale, e dall’altro della crisi d’identità e delle inquietudini dell’uomo moderno.
L’opera con cui Boccioni passava nel 1910 dal linguaggio divisionista a quello futurista, destinato a esplodere l’anno dopo nel famosissimo dipinto La città che sale, riflette l’entusiasmo per una realtà in continuo movimento, rinnovata dalla tecnica. Le “piazze d’Italia” di de Chirico, da lui create a partire dal 1909 e continuamente riprese nei decenni successivi, sono degli spazi ideali, immobili e silenziosi, ispirati ai valori immutabili della tradizione e della classicità. Non rappresentano un luogo reale, come la Milano periferica che Boccioni vedeva dalle sue finestre, ma elaborano in manipolazioni iconografiche e visive sempre più ardite i ricordi di edifici e monumenti di città diverse, che il pittore aveva frequentato.
Si tratta di due sguardi profondamente diversi, ma che sembrano rispondere, anche se ognuno a suo modo, alle stesse istanze, nella comune volontà di indagare il mistero dello spazio che ci circonda nella nostra esperienza quotidiana per cercare di dargli un significato.


  • L’OTTOCENTO


    Il percorso espositivo delle Gallerie d’Italia di Piazza Scala “Da Canova a Boccioni. Le collezioni della Fondazione Cariplo e di Intesa Sanpaolo” attraversa un intero secolo di storia dell’arte: l’Ottocento italiano.
    Il percorso ha inizio con una magnifica sequenza di tredici bassorilievi in gesso di Antonio Canova, ispirati a Omero, Virgilio e Platone, di proprietà della Fondazione Cariplo, e si conclude altrettanto emblematicamente con quattro capolavori di Umberto Boccioni (tra cui “Tre donne“e “Officine a Porta Romana” del 1909-1910), appartenenti al patrimonio artistico di Intesa Sanpaolo, fondamentali per comprendere il decisivo passaggio dal Divisionismo al Futurismo.
    Protagonista è la pittura dell’Ottocento lombardo, rappresentata da dipinti che testimoniano come Milano sia stata in quel secolo il maggiore centro artistico italiano, interprete delle istanze di una società in rapida trasformazione e delle aspirazioni stesse di una nazione in via di formazione.
    La dimensione civile del Romanticismo trova la sua massima espressione nei quadri storici di Francesco Hayez, del quale il Museo ospita opere fondamentali. I monumentali dipinti di battaglie di Gerolamo Induno e di Sebastiano De Albertis confermano, nel loro commovente slancio epico, il contributo decisivo della pittura lombarda al Risorgimento nazionale. Accanto a questi esempi di soggetti storici, le sezioni del Museo ricostruiscono le vicende degli altri generi pittorici – la veduta urbana, la pittura prospettica, il paesaggio, le scene di vita popolare – che sono stati consacrati dalle esposizioni e dai collezionisti come l’espressione della vita moderna.
    I dipinti di Giuseppe Molteni, Giovanni Migliara, Luigi Bisi, Giuseppe Canella, Luigi Premazzi, Angelo Inganni rappresentano la vera e propria riscoperta di una importante stagione pittorica, quella del Romanticismo lombardo, ancora poco nota e non adeguatamente considerata. Ma documentano anche in maniera eccezionale l’immagine e le trasformazioni della città, rappresentata non solo nel suo solenne centro monumentale, il Duomo, ma anche nella vivacità quotidiana dei suoi quartieri popolari, lungo le rive dei Navigli che oggi non esistono più.
    Con Domenico e Gerolamo Induno si apre il Naturalismo che domina, soprattutto nella pittura di paesaggio, la seconda metà del secolo, diventando la premessa del Divisionismo sperimentato da Giovanni Segantini, Filippo Carcano, Giovanni Sottocornola, Angelo Morbelli. Non manca, grazie alla presenza di opere di Giovanni Boldini, Telemaco Signorini, Lorenzo Delleani, Federico Zandomeneghi, Vincenzo Irolli, Antonio Mancini, la possibilità di un confronto con le esperienze più innovative di altri centri italiani, tra la Firenze dei Macchiaioli, Torino e Napoli.
    Di particolare rilievo per l’importanza e la qualità delle opere esposte è la sezione dedicata al Simbolismo che, tra Ottocento e Novecento, ha dominato la scena artistica italiana con risultati di livello europeo. Lo testimoniano, accanto ai dipinti ancora legati alla trasfigurazione della realtà quotidiana di Luigi Rossi, Emilio Gola, Leonardo Bazzaro, i capolavori di Angelo Morbelli, Filippo Carcano e Gaetano Previati, realizzati con la nuova tecnica divisionista. Appaiono caratterizzati da una moderna forza visionaria, che nelle monumentali superfici dipinte da Giulio Aristide Sartorio, il pittore del Parlamento protagonista della grande decorazione ufficiale, diventa allegoria e sontuosa celebrazione – nel richiamo a Fidia e a Michelangelo – della tradizione classica.
    Tag:, , , , Giorgio de Chirico (Volos, 1888 - Roma, 1978) Piazza d'Italia con torre rosa, (1934) olio su tela, 46,5 x 55 cm Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto © Giorgio de Chirico by SIAE 2017
  • Umberto Boccioni Officine a Porta Romana, (1909-1910) olio su tela, 75 x 145 cm Collezione Intesa Sanpaolo Gallerie d’I


    L’OTTOCENTO


    Il percorso espositivo delle Gallerie d’Italia di Piazza Scala “Da Canova a Boccioni. Le collezioni della Fondazione Cariplo e di Intesa Sanpaolo” attraversa un intero secolo di storia dell’arte: l’Ottocento italiano.
    Il 
    Protagonista è la pittura dell’Ottocento lombardo, rappresentata da dipinti che testimoniano come Milano sia stata in quel secolo il maggiore centro artistico italiano, interprete delle istanze di una società in rapida trasformazione e delle aspirazioni stesse di una nazione in via di formazione.
    La dimensione civile del Romanticismo trova la sua massima espressione nei quadri storici di Francesco Hayez, del quale il Museo ospita opere fondamentali. I monumentali dipinti di battaglie di Gerolamo Induno e di Sebastiano De Albertis confermano, nel loro commovente slancio epico, il contributo decisivo della pittura lombarda al Risorgimento nazionale. Accanto a questi esempi di soggetti storici, le sezioni del Museo ricostruiscono le vicende degli altri generi pittorici – la veduta urbana, la pittura prospettica, il paesaggio, le scene di vita popolare – che sono stati consacrati dalle esposizioni e dai collezionisti come l’espressione della vita moderna.
    I dipinti di Giuseppe Molteni, Giovanni Migliara, Luigi Bisi, Giuseppe Canella, Luigi Premazzi, Angelo Inganni rappresentano la vera e propria riscoperta di una importante stagione pittorica, quella del Romanticismo lombardo, ancora poco nota e non adeguatamente considerata. Ma documentano anche in maniera eccezionale l’immagine e le trasformazioni della città, rappresentata non solo nel suo solenne centro monumentale, il Duomo, ma anche nella vivacità quotidiana dei suoi quartieri popolari, lungo le rive dei Navigli che oggi non esistono più.
    Con Domenico e Gerolamo Induno si apre il Naturalismo che domina, soprattutto nella pittura di paesaggio, la seconda metà del secolo, diventando la premessa del Divisionismo sperimentato da Giovanni Segantini, Filippo Carcano, Giovanni Sottocornola, Angelo Morbelli. Non manca, grazie alla presenza di opere di Giovanni Boldini, Telemaco Signorini, Lorenzo Delleani, Federico Zandomeneghi, Vincenzo Irolli, Antonio Mancini, la possibilità di un confronto con le esperienze più innovative di altri centri italiani, tra la Firenze dei Macchiaioli, Torino e Napoli.
    Di particolare rilievo per l’importanza e la qualità delle opere esposte è la sezione dedicata al Simbolismo che, tra Ottocento e Novecento, ha dominato la scena artistica italiana con risultati di livello europeo. Lo testimoniano, accanto ai dipinti ancora legati alla trasfigurazione della realtà quotidiana di Luigi Rossi, Emilio Gola, Leonardo Bazzaro, i capolavori di Angelo Morbelli, Filippo Carcano e Gaetano Previati, realizzati con la nuova tecnica divisionista. Appaiono caratterizzati da una moderna forza visionaria, che nelle monumentali superfici dipinte da Giulio Aristide Sartorio, il pittore del Parlamento protagonista della grande decorazione ufficiale, diventa allegoria e sontuosa celebrazione – nel richiamo a Fidia e a Michelangelo – della tradizione classica.


    Tag:, milano, 
  • Risultati immagini per foto caravaggio
  • , , Risultati immagini per foto caravaggio
  • o ha inizio con una magnifica sequenza di tredici bassorilievi in gesso di Antonio Canova, ispirati a Omero, Virgilio e Platone, di proprietà della Fondazione Cariplo, e si conclude altrettanto emblematicamente con quattro capolavori di Umberto Boccioni (tra cui “Tre donne“e “Officine a Porta Romana” del 1909-1910), appartenenti al patrimonio artistico di Intesa Sanpaolo, fondamentali per comprendere il decisivo passaggio dal Divisionismo al Futurismo.

INCONTRI CON LA STORIA AL TEATRO MANZONI DI MILANO - "JOHN FITZGERALD KENNEDY"








Personaggi e Protagonisti: incontri con la Storia®
Colpevole o Innocente?
VIII edizione 2017-2018
a cura di Elisa Greco


Al Teatro Manzoni il “Format che cambia la storia”
John Fitzgerald Kennedy
Lunedì 16 ottobre 2017 - ore 20.45


Al Teatro Manzoni lunedì 16 ottobre si processa la Storia con il primo degli appuntamenti dell’ottava edizione del format Personaggi e Protagonisti: incontri con la Storia® Colpevole o Innocente? a cura di Elisa Greco.
Protagonista del primo appuntamento John Fitzgerald Kennedy che, con la sua politica, sarà al centro del dibattimento processuale che vedrà sulla scena dialogare, a braccio, magistrati, avvocati e personalità della vita civile in un confronto di tesi contrapposte tra accusa e difesa con il pubblico che sarà chiamato ad emettere il giudizio. “A cent’anni dalla nascita di John Fitzgerald Kennedy proviamo ad analizzare sia la persona che lo statista - commenta l’autrice Elisa Greco - E’ sicuramente stato uno dei più amati tra tutti i Presidenti degli Stati Uniti d’America, ma è nostro compito chiederci se tutto questo amore ha contribuito a creare un falso mito oppure celebra un vero eroe”.


Falso mito o vero eroe?

A rendere pubblici i capi d’accusa sarà il Presiedente della Corte Giudicante, il magistrato e già Presidente di sezione penale del Tribunale di Milano Filippo Grisolia mentre a sostenere l’accusa sarà il Pubblico Ministero Ciro Cascone, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Milano. Saliranno sul banco dei testimoni per l’accusa il giornalista e scrittore Pier Luigi Vercesi, nelle vesti di Arthur Schlesinger, e Stefano Bruno Galli, docente di storia delle dottrine e delle istituzioni politiche presso l’Università degli Studi di Milano a rappresentare Richard Nixon. Nel ruolo di avvocato difensore interverrà Laura Cossar, avvocato, nonché consigliere e tesoriere dell’Ordine degli avvocati di Milano. Sul banco dei testimoni, in contradditorio compariranno sia la giornalista Valeria Montebello, nei panni di Jackie Kennedy, che la scrittrice e docente presso l’Università degli Studi di Milano Eva Cantarella, che interpreterà Eunice Kennedy.
A rivestire i panni del protagonista John Fitzgerald Kennedy Chicco Testa, personalità tra i protagonisti del dibattito civile del nostro Paese, imprenditore e Presidente di Assoelettrica.
Il pubblico in sala sarà la giuria popolare e, al termine del dibattimento, proclamerà il suo verdetto: colpevole o innocente?


Personaggi e Protagonisti: incontri con la Storia® Colpevole o Innocente? è patrocinata dall’Associazione Nazionale Magistrati di Milano e dall’Ordine degli Avvocati di Milano e si ringrazia per la collaborazione il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci.





WWW.STARESULPEZZO.BLOGSPOT.IT
WWW.STARESULPEZZO.BLOGSPOT.COM
Redazione: staresulpezzo@gmail.com