mercoledì 20 settembre 2017

MILANO FASHION WEEK. DAL 20 AL 25 SETTEMBRE IL MONDO DELLA MODA E' IN CITTA' -



Milano Fashion Week Donna 2017

Dal 20 al 25 settembre 2017
Parte nel segno della sostenibilità la Milano Fashion Week. Dal 20 al 25 settembre 2017 Milano sale sul palcoscenico internazionale, con la forza dell’unica realtà al mondo capace di rappresentare tutta la filiera produttiva, dal filato al prodotto finito.
Questo settembre saranno 63 sfilate, 94 presentazioni, 2 presentazioni su appuntamento e 20 eventi in calendario, per un totale di 159 collezioni, ad accendere i riflettori su Milano capitale del fashion.
Gli eventi aperti al pubblico saranno numerosi, a partire da Milano XL - La festa della creatività italiana, che con 7 spettacolari installazioni in centro città celebrerà la grande eccellenza italiana del saper fare, per proseguire con mostre open air in zona Brera e Quadrilatero della Moda e molto altro ancora.
Anche quest’anno la Fashion Week si potrà seguire in diretta live streaming sul sito milanomodadonna.it, oltre che attraverso l’App di CNMI e sui profili social Twitter, Instagram (@cameramoda), Facebook, Snapchat, Pinterest, con aggiornamenti in tempo reale sugli eventi.
Questa sera si terrà uno degli eventi in programma: dalle 19,30 circa in poi, per le persone accreditate la Milan Women's Fashion Week terrà presso la "Terrazza Moser Official Cocktail Party presso l'Hilton Milan di Via Luigi Galvani a Milano.
Domani sera, 21 settembre si terrà sempre per le persone accreditate il Garden Cocktail Party presso lo Sheraton Diana Majestic di Viale Piave 42 a Milano.
Il mondo del Fashion, farà brillare di  una luce rinnovata la moda italiana costantemente in primo piano. 

MANZONI CULTURA - DAVIDE VAN DE SFROOS - INTERVISTATO DA EDOARDO SYLOS LABINI - TEATRO MANZONI DI MILANO 2 OTTOBRE


Lunedì 2 ottobre, ore 20.45
ospite della serata DAVIDE VAN DE SFROOS
conduce l'intervista Edoardo Sylos Labini
con la partecipazione di 

Giovanni Terzi
dj set Alice Viglioglia


DAVIDE VAN DE SFROOS, UNA DELLE VOCI PIÙ ORIGINALI DELLA SCENA MUSICAL-LETTERARIA ITALIANA, APRE LA RASSEGNA MANZONI CULTURA, LUNEDÌ 2 OTTOBRE AL TEATRO MANZONI
Celebre per i testi in dialetto comasco, il “cantastorie” Davide Bernasconi, in arte Van De Sfroos, è il primo grande ospite della nuova stagione di Manzoni Cultura. Ad intervistarlo ci penserà l’eclettico artista Edoardo Sylos Labini, ideatore della rassegna


Dopo il successo delle passate edizioni, ritorna per il quarto anno consecutivo la rassegna Manzoni Cultura, ideata da Edoardo Sylos Labini,con un cartellone inedito capace di appassionare un pubblico in costante crescita, curioso ed eterogeneo. Ad aprire il ciclo di interviste con personaggi noti del mondo della cultura sarà Davide Van De Sfroos, lunedì 2 ottobre, che incontrerà il pubblico al Teatro Manzoni di Milano.

Ospite d’eccezione, reduce dal grande successo al Meazza che ha entusiasmato oltre 20mila fan accorsi per ascoltare le ballate blues in dialetto comasco, Davide Bernasconi, in arte Van De Sfroos, è una delle voci più originali della scena musical-letteraria italiana. “Cantastorie”, chitarrista e scrittore con forti radici culturali ha vinto due Premi Tenco e si è classificato quarto a Sanremo 2011. Tra gli album che hanno ottenuto più successo si ricordano: Brèva e Tivàn, E sémmpartìi, Akuaduulzae Yanez; tra i libri: Le parole sognate dai pesci e Il mio nome è Herbert Fanucci.

Incalzato dalle domande dell’artista Edoardo Sylos Labini, Davide Van De Sfroos si racconterà al pubblico in un avvincente faccia a faccia accompagnato da immagini, video inediti e musiche live di Alice Viglioglia. Non mancheranno le incursioni OFF del direttore de IlGiornaleOFF.it Giovanni Terzi, media partner della rassegna, e la partecipazione attiva del pubblico chiamato ad interfacciarsi con il cantante.

È solo il primo dei quattro appuntamenti che si terranno al Teatro Manzoni di Milano, ai quali si aggiungeranno altri quattro incontri al terzo piano del Mondadori Megastore di Piazza Duomo, grazie alla nuova partnership del format Manzoni Cultura con Mondadori Store. Oltre al network di librerie del Gruppo Mondadori, main sponsor, partner ufficiali della rassegna sono Elior,per il quarto anno consecutivo e, da quest’anno, Unibell.


BIGLIETTO:   posto unico € 10,00

STAGIONE TEATRALE 2017/2018 -TEATRO MANZONI DI MILANO - MANZONI EXTRA - VITTORIO SGARBI DAL 4 ALL'8 OTTOBRE 2017 -






Dal 4 all’8 ottobre 2017
  feriali ore  20,45 - domenica ore 15,30


Promo Music

presenta
“ M I C H E L A N G E L O ”  

Uno spettacolo
di e con VITTORIO SGARBI

Musiche composte, ed eseguite dal vivo da Valentino Corvino
Violino, viola, oud, elettronica

Scenografia e video di Tommaso Arosio

Messa in scena e allestimento
DoppioSenso


Dopo lo straordinario successo dello spettacolo teatrale “Caravaggio”, dove   Vittorio Sgarbi ha condotto il pubblico in un percorso trasversale fra storia dell’artista ed attualità  del nostro tempo, parte una nuova esplorazione sull’universo “MICHELANGELO”.

La stupefacente arte di Michelangelo Buonarroti si farà palpabile alle molteplicità sensoriali, attraversate dal racconto del Prof. Vittorio Sgarbi, contrappuntate in musica da Valentino Corvino (compositore, in scena interprete) e assieme alle immagini rese vive dal visual artist Tommaso Arosio.
Verrà così ricomposto un periodo emblematico, imprescindibile ed unico nell’arte, e assieme all’ambizione di scoprire un Michelangelo inedito, non resterà che farci sorprendere.

DoppioSenso è un progetto di Valentino Corvino e Tommaso Arosio, dedicato allo studio delle relazioni profonde esistenti tra suono e immagine. Linguaggi, tecnologie e immaginari della contemporaneità rielaborati e messi alla prova nello sviluppo di opere sceniche, performance ed installazioni.

Produzione: Promo Music, in collaborazione con Comune di Foggia


sabato 9 settembre 2017

PICCOLO TEATRO STUDIO MELATO - 13 SETTEMBRE 2017 -"TRAMEDAUTORE 2017"

Piccolo Teatro Studio Melato
Da una storia vera, il racconto della lucida follia di un uomo che sottrae le figlie alla moglie e, suicidandosi, porta con sé il segreto del loro destino. È possibile per la donna riappropriarsi della propria vita, recuperare un futuro?


Con la nuova direzione artistica di Benedetto SiccaTramedautore si propone come Festival Internazionale delle Drammaturgie.
 Il plurale ha qui la sua importanza: la drammaturgia, ancor più oggi, si rivela capace di attraversare tutti i territori e i linguaggi, verbali e non verbali, in grado di elaborare un pensiero sulla contemporaneità. In scena opere provenienti da Belgio, Gran Bretagna, Italia, Olanda e Svezia, che hanno come filo conduttore la fragilità dei valori di quella parte di Europa teoricamente alla testa del continente “a due velocità”.
Inoltre performance di strada e, al Chiostro Nina Vinchi, incontri, concerti e la performance "Una parola al giorno" affidata a giovani attori che, in ognuno degli appuntamenti proporrà una diversa parola in forma di mini drammaturgia.

Irina è la donna alla quale un giorno vengono sottratte dal marito le due figlie gemelle di sei anni. L'uomo si uccide e le bambine non saranno mai più ritrovate.
"Mi sa che fuori è primavera nasce" da una storia vera che si trasforma in una terribile materia poetica. Racconta la prossimità del male e la possibilità che prenda forma da una piccola crisi come tante altre. Questa storia è una tragedia moderna. L'attrice la racconta e la vive. Gli altri interpreti sono il pubblico presente in sala, che sarà interpellato, compirà delle azioni, sarà parte viva dello spettacolo.
Quando Irina conosce Matias le sembra un uomo normale, interessante, metodico, gradevole, piacente. Com'è possibile sbagliarsi così? Può davvero capitare a chiunque? Cosa nasconde l’altro, la persona con cui si decide di dividere la vita? Quali abissi nell’essere umano che neanche lui stesso conosce? La scomparsa delle due figlie. Il suicidio del marito. Gli indizi, le questioni senza risposta, i corpi delle bambine mai ritrovati, il dubbio.
È l’inferno a cui l’uomo abbandonato condanna di proposito la donna che fugge dal suo maniacale controllo. La figura di Matias diventa sinistra e devitalizzata, un fosco automa asessuato che si fa fracassare da un’altra macchina, una locomotiva in corsa...


La possibilità di una nuova vita per Irina diventa la conquista eroica di un nuovo territorio.


A seguire, incontro con Concita De Gregorio e Gaia Saitta


(condiviso interamente dal Piccolo Teatro Studio Melato)

venerdì 8 settembre 2017

PINK FLOYD "THE PIPER AT THE GATES OF DOWN" -




Come band fissa del club UFO a Londra a metà degli anni 60, i Pink Floyd lanciarono una rivoluzione musicale psichedelica in concorrenza con quella creata dai Grateful Dead a San Francisco. Nonostante il nome ingannevole - rubato ai bluesmen Pink Anderson e Floyd Council- i Pink Floyd non erano un gruppo di hippie trasandati invaghito di musica nera, ma studenti di architettura e arte alla moda alla ricerca di un proprio sound. "The Piper At The gates Of Down " raggiunge l'obiettivo.




Il successo dell'album deriva dal modo in cui la band bilanciò l'esplorazione sonora dei loro spettacoli dal vivo con il lavoro sulle canzoni come " Arnold Layne" e "See Emily Play". Nessuno scriveva singoli psichedelici meglio di Syd Barrett. 

Persino "Astronomy Domine" orbita intorno a una struttura pop molto familiare. Tuttavia, il cantautore stava chiaramente lottando per il controllo sulla musica (e sulla sua mente), mentre il bassista Roger Waters, il pianista Richard Wright e il batterista Nick Mason spingevano per ulteriori viaggi spaziali. 


Questa tensione alimentò l'efficacia della barocca "Matilda Mother" e della jazzistica "Pow R Toc H." Il punto centrale è il volo missilistico "Interstellar Overdrive" che offre il miglior lavoro chitarristico della band senza David Gilmour.

Il gruppo era in procinto di perdere Barrett per esaurimento nervoso e di acquistare l'epica chitarra di Gilmour. Waters divenne la forza creativa e sviluppò un interesse per i cicli di canzoni concettuali. I Pink Floyd avrebbero raggiunto picchi più alti, in particolare con "Dark Side Of The Moon", ma con quest'album riuscirono a catturare perfettamente l'essenza della psichedelia anni 60.



"PENSO CHE NON SIA FACILE PARLARE DI ME. HO UNA MENTE MOLTO STRANA".

Syd Barrett,1971

MARVIN GAYE - "WHAT'S GOING ON" -



Come si riesce a essere sexy e a sorridere quando il peso del mondo grava sulle tue spalle, quando devi trasformare la tragedia in trionfo e allo stesso tempo rivoluzionare la musica soul? Semplice, basta essere Marvin Gaye. 

Distrutto dalla morte della sua partner vocale Tammi Terrell, sempre più dipendente dalle droghe e smanioso di ampliare lo stile musicale che lo rese famoso, brevi e dolci canzoni soul, Gaye rinacque grazie al suo humour e a uno straordinario talento. Entrambi brillano in un album che,in altre mani, avrebbe potuto essere una vera noia. 

        

                                                

Le parole non rendono giustizia a What's Going On. L'album parte dall'ironicamente elevata title track e,attraverso onde di gospel e jazz (quello rilassante,non quello rumoroso),esplode in"Mercy Mercy Me (The Ecology) per poi terminare con la sconvolgente "Inner City Blues" (Make Me Wanna Holler).

A parte Smokey Robinson, che ritiene What's Going On il miglior album di sempre, la Motown non capiva come una suite politicamente impegnata ma anche lussuosamente languida potesse rivelarsi un successo. Certo, i sentimenti non erano quelli mielosi contenuti negli straordinari successi degli anni 60, ma oggi l'album sembra la naturale evoluzione delle parole d'amore di "You're All I Need To Get By" e della musica sofisticata di "I Heard It Through The Grapevine". Tre singoli da Top 10 e trent'anni di vendite imponenti giustificano la minaccia rivolta da Gaye alla Monotown di non incidere più nulla per loro se quest'album non fosse stato pubblicato. Lasciate che sia il vostro orecchio a giudicare. Come Gaye scrisse "non dovete farvi dire quali canzoni amare, o quanto grande sia sua maestà".




"DOBBIAMO CERCARE DIO...
QUALI ALTRE ARMI ABBIAMO PER COMBATTERE LE FORZE DELL' ODIO E DEL MALE?"

Marvin Gaye, 1971 

sabato 2 settembre 2017

BOB MARLEY AND THE WAILERS - NATTY DREAD -1974


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"Non dipendo nè dai neri, nè dai bianchi, io dipendo da Dio".

Fu la frase pronunciata da Bob Marley nel lontano 1977.

"Natty Dread", l'album del 1974 presentò al mondo Bob Marley e i nuovi Wailers, Peter Tosh Bunny Livingstone, cantanti e soci di lungo corso di Marley nei Wailing Wailers, avevano lasciato la Band dopo dieci anni di carriera (il loro primo numero 1 giamaicano era stato "Simmer Down" nel 1963) come reazione allo stress dei tour continui e alle pressioni dovute alla crescente fama mondiale.


Si vociferava che a quel punto il suono di Marley sarebbe diventato più scarno e i temi politici più blandi.
Natty Dread smentì queste voci di corridoio. Il disco suona come nessun altro nel suo repertorio, brano dopo brano. Sin dal suo primo urlo ribelle di chiamata all'azione in "Lively Up Yourself", è un album diretto che trabocca di grandi canzoni.
Di sicuro "Natty Dread" presentò il ghetto di Trenchtown alla gioventù ricca del mondo, ma la politica di "Them Belly Full", "Rebel Music", "Talkin' Blues"


("Ora sento che bombarderei una chiesa/ora che sai che il predicatore sta mentendo") e "Revolution" suscitarono brividi all'establishment politico giamaicano.

Una versione live di "No Woman, No Cry" avrebbe dato a Marley la sua prima hit (a quanto pare la canzone fu scritta da lui, ma la attribui a Vincent Ford, gestore di un ristorante a Kingston che nutrì ed ospitò il giovane Bob nei periodi più duri).
Il suono vitale e avvincente dell'album brucia gli altoparlanti ancora oggi, lanciato dal potente drum and bass dei fratelli Barrett, attizzato a dovere dalla chitarra di Al Anderson e incoronato dall'insuperabile epifania vocale africana di Bob e le I-Threes (Rita Marley, Marcia Griffiths e Judy Mowatt).



"Lively Up Yourself"
"No Woman, No Cry"
" Them Belly Full"
"Rebel Music"
"So Jah Seh"
"Natty Dread"
"Bend Down Low"
"Talkin'Blues"
"Revolution"



"Non mi vedo come un giamaicano. Mi vedo come un Rasta che è Rasta. Quindi la Giamaica è la Giamaica........Io, amico, sono un Rasta!"

Bob Marley 1973