lunedì 2 novembre 2026

PINOCCHIO - UNA FAVOLA ALLA ROVESCIA, lunedì 23 novembre al Teatro Franco Parenti di MILANO (ore 20:00), in scena il TEATRO PATOLOGICO di DARIO D'AMBROSI con attori con disabilità psichiche e fisiche.

 



E se la storia di Pinocchio non cominciasse dalla sua nascita, ma dalla fine? E se, per comprendere davvero il mondo, fosse necessario guardarlo attraverso gli occhi di chi troppo spesso viene lasciato ai margini?Il 23 novembre, alle ore 20.00, il Teatro Patologico, fondato e diretto da Dario D’Ambrosi, porta al Teatro Franco Parenti di Milano Pinocchio – Una favola alla rovescia: una rilettura originale del capolavoro di Carlo Collodi, capace di sorprendere il pubblico e ribaltare non soltanto la fiaba, ma anche il nostro modo di guardare gli altri.

Perché Pinocchio non è soltanto un burattino che sogna di diventare un bambino vero. È il simbolo di chi cerca il proprio posto nel mondo, di chi sbaglia, cade, affronta ostacoli e continua a lottare per essere riconosciuto e accettato. Una storia senza tempo che, raccontata al contrario, ci invita a mettere in discussione ciò che crediamo di sapere e a scoprire ciò che spesso non riusciamo a vedere.



A rendere speciale questo spettacolo è la Compagnia Stabile del Teatro Patologico, composta da attori con disabilità psichiche e fisiche. Sono loro i protagonisti assoluti della scena: artisti che, attraverso il proprio linguaggio espressivo, la sensibilità e la forza delle emozioni, danno vita a un’esperienza teatrale autentica e sorprendente. Il Teatro Patologico non chiede al pubblico di guardare la disabilità: lo invita a guardare gli artisti.

È in questo cambio di prospettiva che si trova il cuore della ricerca di Dario D’Ambrosi, che da anni utilizza il teatro come strumento di espressione, incontro e inclusione, dando voce e spazio a persone che troppo spesso la società non considera protagoniste.

Pinocchio – Una favola alla rovescia parla ai bambini, coinvolge gli adolescenti e interpella gli adulti. Attraverso una storia conosciuta da generazioni, apre una riflessione sulla diversità, sul rispetto, sull’accettazione e sul bisogno universale di trovare il proprio posto nel mondo.

Perché forse il vero viaggio di Pinocchio non consiste nel diventare qualcun altro, ma nel trovare il coraggio di essere sé stessi. E forse la trasformazione più importante non è quella del burattino, ma quella di chi lo guarda.

 


Una favola che comincia dalla fine per ricordarci che non esiste un solo modo di raccontare una storia, così come non esiste un solo modo di essere al mondo.

 

Perché a volte non è il mondo a dover cambiare,

siamo noi a dover imparare a guardarlo diversamente.


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