lunedì 15 gennaio 2024

MASSIMO GHINI E PAOLO RUFFINI IN “QUASI AMICI” al TEATRO MANZONI DI MILANO -









QUASI AMICI

dal film “Quasi amici” di Eric Toledano e Olivier Nakache


Adattamento e regia 

Alberto Ferrari

con 

Claudia Campolongo
Francesca Giovannetti
Leonardo Ghini
Giammarco Trulli
Giulia Sessich
Diego Sebastian Misasi

 

Scene Roberto Crea - Costumi Stefano Giovani

Disegno luci Pietro Sperduti - Musiche Roberto Binetti

Assistente alla regia Cristiano Malacrino - Video Robin studio

 


Interpreti e personaggi

Massimo Ghini - Filippo
Paolo Ruffini - Driss
Claudia Campolongo - Yvonne, La Voce della Navigator
Francesca Giovannetti - Magda ed Eleonora
Leonardo Ghini - Adamo, Candidato, Badante, Gallerista
Giammarco Trulli - Alberto, Giardiniere, Antonio Legenda, Cameriere, Candidato
Giulia Sessich - Deb ed Elisa
Diego Sebastian Misasi - Bastiano, Candidato, Badante, Violinista

Note di regia

Quasi Amici è una storia importante, di quelle storie che meritano di essere condivise e raccontate. Anche con il linguaggio delle emozioni più profonde: quello teatrale. Un adattamento per il teatro del soggetto e della sceneggiatura di Quasi amici è affascinante perché permette di dilatare, in drammaturgia teatrale, quelle emozioni che nascono per il cinema con un altro linguaggio, non solo visivo, ma anche filmico. Emozioni che devono irrobustirsi però con parole e simboli precisi sul palcoscenico per poter rimandare tutti noi a un immaginario condiviso con il quale far dialogare il proprio. E partecipare. Ed è straordinario raccontare ancora più nell’intimità delle parole, degli scambi, delle svolte narrative, delle luci, dei movimenti, che solo una drammaturgia teatrale può cogliere e restituire, dando il senso profondo di una grande amicizia in fieri. Osservando poi il percorso che compiono i due protagonisti per crescere, ognuno nella rispettiva vita e in quella dell’altro e di come uno diventi assolutamente necessario all’altro per poter proseguire indenne, o quasi, il proprio cammino su questa terra. 

 


Due uomini talmente diversi da costituire una teorizzazione dell’antimateria. Due particelle che potrebbero portare a un’esplosione, un annichilimento delle proprie personalità e invece avviene il miracolo. Ed è questo Miracolo laico che vorrei raccontare. Un uomo molto agiato, ricco, molto ricco, troppo ricco, intelligente, affascinante; un uomo che vive di cultura e con la cultura vive, che si muove e conquista e soddisfa il proprio ego narcisistico con il cervello più che con il corpo. Un uomo a cui il destino ha voluto, per contrappasso, relegare a solo cervello, facendolo precipitare con il parapendio e fratturandogli la quarta vertebra cervicale e riprendendosi il corpo. Quel corpo, che era solo un bagaglio della mente, ora nell’assenza, diventa il fantasma di un’identità da inseguire e recuperare. E un altro uomo che entra ed esce di galera, sin da ragazzino, svelto, con una sua intelligenza vivace e una cultura fatta sulla strada e nei film di serie b, che ha visto. Ma decisamente smart. Un uomo che preferisce porre il suo corpo avanti a tutto e lasciare il cervello quieto nelle retrovie. Un corpo che, da subito, ha cercato di farsi strada nelle periferie degradate, in cui un’incertezza diventa come in natura, essenziale per determinare il proprio posto nella catena alimentare. Un predatore che in realtà̀ è una preda delle proprie debolezze. Un uomo che si è privato della carica del cervello che avrebbe potuto essere per lui determinante. 


Questi due uomini si incontrano per un caso e questo caso farà sì che diventino uno per l’altro indissolubili, l’uno indispensabile alla vita dell’altro e lenitivo alla ferità fatale che ognuno ha dentro di sé. Non lo sanno ma loro possiedono un dono che ognuno può donare all’altro: la leggerezza. Come in Pigmalione assistiamo per osmosi a un’educazione alla vita e alla cultura e un’istruzione alla leggerezza.


È l’assenza di leggerezza, più̀ che la malattia, che tiene ancorato sulla sedia Philippe, la sua pesantezza della vita, della sua percezione del mondo, che lo inchioda a decisioni sbagliate con la figlia adottiva, con i suoi collaboratori, ma soprattutto con sé stesso.      


Non si perdona mai. Da cosa non si è ben capito. Dalla difficoltà di vivere? 


E l’altro uomo che ha fatto della sua leggerezza un modo per non occuparsi di nulla, di scansare ogni problema, ogni profondità, ogni disagio. Una leggerezza frivola, gassosa, che lo porta a risolvere tutto con il corpo, fisicamente e caso strano, pesantemente. Una leggerezza che ha la pesantezza di un dirigibile senza l’idrogeno. Una leggerezza senza controllo. 


Paul Valéry ha detto: «Il faut être léger comme l’oiseau, et non commela plume». Uno usa il corpo e uno la mente. Occorre una ridistribuzione totale dei talenti. 


Nell’adattamento teatrale il ruolo di Philippe, l’uomo sulla sedia, dovrà essere riequilibrato, perché nella versione cinematografica è molto sbilanciato il racconto a favore di Driss, l’uomo che arriva ad aiutarlo. Nella versione teatrale i due ruoli saranno equiparati per poter scavare molto di più nel loro rapporto e nella loro ricerca di questa leggerezza calviniana che ci faccia emozionare, godere, ridere fino alle lacrime 


Ho immaginato quindi, di inserire anche quei momenti di sconforto che nel film, per necessità del tempo di racconto non hanno probabilmente trovato spazio, invece nella versione teatrale ci permettono di entrare nella psiche di un uomo completamente paralizzato che diventa tutt’uno con la sua sedia a rotelle elettrica. E nella testa di un altro uomo che ha considerato la vita fino allora come un aperitivo leggero da ingurgitare e poi tranquillamente digerire. Ad esempio: un sogno in cui Philippe si sveglia e lo vediamo camminare. E questa cosa ci disorienta. Philippe chiama subito Driss, è entusiasta della notizia che gli deve dare e Drissarriva ma è lui sulla sedia a rotelle. Philippe, come nel peggiore incubo, si rende conto che è solo un sogno e si sveglia madido di sudore nel suo letto. Ma nel sogno, per una volta, ha capito la strada. Ha perso la gravità che gli dava pesantezza. Ma la ricerca alla leggerezza passa anche per la comicità. Ridere sarà il veicolo segreto per arrivare a comprendere ancora di più i meccanismi che regolano la vita e i destini di questi uomini. Ridere di sé e dell’altro per conoscere di più in profondità chi ci sta davanti: nudo, senza schermi. Un uomo macchina che custodisce gelosamente l’essenza del suo essere uomo in un incontro epistolare con una donna che potrebbe risultare la sua ragione di vita. Che alla fine potrà restituirci uno scampolo di vita reale. 





Per la regia mi sono immaginato un grande spazio aperto, un grande panorama illuminato come una giornata estiva, una notte autunnale, un pomeriggio piovoso. E un piano inclinato che dirada verso il proscenio e che racchiuda al suo interno tutti i luoghi della vicenda, che si aprono e diventano a volte studio, camera da letto, salotto, a volte ristorante eccetera. Ma poi richiudendosi all’interno del praticabile ci restituiscono solo una pianura inclinata in cui far scivolare dolcemente la sedia a rotelle o faticosamente spingerla in salita. Un non luogo esterno che potrebbe essere una spiaggia con il mare davanti, la platea, o un prato dove volano i parapendii e dove nel finale, per realismo magico, seguendo un aquilone che Driss fa volare nel vento di un pomeriggio, Philippe finalmente acquisisce la sua leggerezza e si stacca dalla sua sedia a rotelle e vola come se fosse sul parapendio lasciando finalmente quella sedia che lo schiacciava verso la gravità più̀ pesante del mondo. 


Philippe ha perso la gravità. Ha imparato la leggerezza e Driss, la leggera profondità̀ che non lo fa volare e tiene Philippe ancorato a sé, come un riferimento importante. La loro amicizia, una centratura, per vivere ed essere uomini un po’ più̀ consapevoli della meraviglia e poter ridere, finalmente a crepapelle. 

Alberto Ferrari

lunedì 8 gennaio 2024

60 ANNI DI ARISTON - UN TEATRO IN FESTA - ITALIANO - INGLESE - FRANCESE - WWW.SANREMO.IT



Continuano fino alla fine del 2023 i festeggiamenti per i 60 anni del Teatro Ariston di Sanremo, con un ricco e variegato cartellone.

Il Teatro venne inaugurato nel 1963 grazie all'intraprendenza e alla lungimiranza della famiglia Vacchino, che ancora oggi lo gestisce.


Tra gli anni '40 e '50 fu il Commendatore Aristide Vacchino ad avere l'idea di un grande cinema teatro e acquistò il terreno vicino alla centralissima piazza Colombo, seguendo le orme di suo padre Carlo, tra i primi a occuparsi di cinema a Sanremo. Una lungimiranza da sottolineare, perché la settima arte ebbe origine come torma di intrattenimento immediato e divertente e si sviluppò proprio col consenso del pubblico, che comprendeva persone adulte e ragazzi.


Solo con il tempo e talvolta a fatica conquistò una dignità culturale e il favore della critica.





A Sanremo mancava uno spazio capiente per gli spettacoli da quando il teatro "Principe Amedeo" venne bombardato nella Seconda guerra mondiale e mai più ricostruito. Per edificare il "Centro Ariston" furono chiamati i migliori architetti ed esperti di realizzazione d'interni dell'epoca. I materiali furono scelti con cura e fatti arrivare da tutta Italia e dall'estero. I battenti si aprirono utticialmente il 31 maggio 1963, con la proiezione dell'allora attesissimo film "Gli ammutinati del Bounty", con Marlon Brando. Alla cerimonia partecipò anche l'Orchestra Sinfonica di Sanremo, una delle più importanti istituzioni culturali della Città dei Fiori.




La facciata del Teatro è diventata famosa a livello internazionale dal 1977, da quando ospita il Festival della Canzone Italiana. Spesso si anima con le installazioni luminose di Marco Lodola, come "Il volto degli Altri" (2018) e la scultura dedicata ai 70 anni della kermesse

canora (2019).


Per la sua storia decennale, l'Ariston può essere considerato un esempio positivo di vita tamiliare, che si è intrecciata con la passione professionale. E rappresenta ancora oggi un felice connubio di estetica, comfort, funzionalità e attenzione alle ultime novità tecnologiche.


60 YEARS FOR THE ARISTON A THEATRE IN CELEBRATION

7 The celebrations for the 60th anniversary of the Ariston Theatre in Sanremo will continue until the end of 2023 with a rich and varied programme. The theatre was inaugurated in 1963 thanks to the initiative and foresight of the Vacchino family, who still run it today.


Between the 1940s and 1950s,

Commendatore Aristide Vacchino had the idea of opening a large cinema theatre and purchased the land near the central Piazza Colombo, following in the rootsteps of his father Carlo, one of the first to deal with cinema in Sanremo. A far-sightedness to be emphasised, because the seventh art originated as a form of immediate and entertaining entertainment and developed precisely with the consent of the public, which included adults and children.


Only with time and sometimes with difficulty did it gain cultural dignity and critical favour.




Sanremo lacked a large space for performances since the "Principe Amedeo" theatre was bombed in the Second World War and never rebuilt. The best architects

CUNEO FOYER PARTICOLARE CARLA VACCHINO

and interior design experts of the time were called in to build the "Centro Ariston." The materials were carefully chosen and brought in from all over Italy and abroad. The doors officially opened on 31 May 1963, with a screening of the highly anticipated film

"Mutiny on the Bounty" starring Marlon Brando. The ceremony was also attended by the Sanremo Symphony Orchestra, one of the most important cultural institutions in the City of Flowers. The façade of the theatre has become internationally famous since 1977, when it became the stage for the Italian Song Festival. It often comes alive with light installations by Marco Lodola, such as "ll volto degli Altri" (2018) and the sculpture dedicated to the 70th anniversary of the song festival (2019).


For its ten-year history, the Ariston can be regarded as a positive example of family lite intertwined with professional passion.


It still represents a happy combination of aesthetics, comfort, functionality, and attention to the latest technological innovations.


L'ARISTON

A 60 ANS

UN THÉÂTRE EN FÊTE

7 Les célébrations du 60° anniversaire du Théâtre Ariston de Sanremo se poursuivent jusqu'à la fin de l'année 2023, avec un programme riche et varié. Le théâtre a été inauguré en 1963 grâce à l'initiative et à la clairvoyance de la famille Vacchino, qui le gère encore aujourd'hui. C'est le Commendatore Aristide Vacchino qui, dans les années 1940 et 1950, a eu l'idée d'un grand cinéma théâtre et a acheté le terrain près de la place du centre ville Piazza Colombo, suivant les traces de son père Carlo, un des premiers à s'occuper



31 MAGGIO 1963 INAUGURAZIONE

RIST

ITALIANA

60° FESTIVAL DELLA CANZONE

16•20

FEBBRAIO

2010

arAston

DEI FIORI

de cinéma à Sanremo. Une clairvoyance à saluer, car le septième art est né comme une torme de divertissement immédiat et amusant et s'est développé précisément avec l'accord du public, qui comprenait des adultes et des jeunes. Ce n'est qu'au fil du temps et parfois avec difficulté qu'il a acquis une dignité culturelle et une reconnaissance critique.


A Sanremo, il manquait un grand espace pour les spectacles depuis que le théâtre « Principe Amedeo » avait été bombardé pendant la Seconde Guerre mondiale et n avait jamais été reconstruit. Pour la construction du « Centre Ariston », on a fait appel aux meilleurs architectes et experts en décoration d'intérieur de l'époque. Les matériaux ont été soigneusement choisis et acheminés de toute l'Italie et de l'étranger.


Les portes ont éte orricieilement ouvertes le 31 mai 1963, avec la projection du film très attendu de l'époque, Les révoltés du

Bounty, avec Marlon Brando. L'orchestre symphonique de San Remo, une des institutions culturelles les plus importantes de la Cité des fleurs, a également participé à la cérémonie.


La façade du théâtre est devenue célèbre dans le monde entier et ce, depuis 1977, année où elle a accueilli le Festival de la chanson italienne.


Souvent, elle s'anime grâce aux installations lumineuses de Marco Lodola, telles que

Il volto degli Altri (2018) et la sculpture dédiée au 70e anniversaire de ce concours de chant (2019).


Fort de son histoire longue de dizaines d'années, l'Ariston peut être considéré comme un exemple positif où vie familiale et passion protessionnelle se sont entremêlées.


Aujourd'hui encore, elle représente une heureuse combinaison d'esthétique, de contort, de fonctionnalité et d'attention aux dernières nouveautés technologiques.


www.aristonsanremo.com


Articolo di Anna Maria Castellana per www.sanremo.it


martedì 2 gennaio 2024

LA BAND DI PARMA ZATA’NA IN USCITA CON IL BRANO L’ASSENZA”










Dal 5 gennaio in rotazione radiofonica e nei digital store

“L’Assenza”

Il singolo di debutto discografico della band di Parma

ZATÀNA

 

Non puoi liberarti dai tuoi demoni interiori

 Pubblicato dall’etichetta:  Terzo Millennio Records


La scena musicale italiana si arricchisce con l'arrivo degli Zatàna, un progetto musicale parmigiano che si appresta a lanciare il suo primo singolo, "L'Assenza", disponibile dal 5 gennaio 2024, anticipando il debutto dell'album completo "100% sadica".

 

Gli Zatàna propongono un sound che richiama il movimento underground della musica indie italiana degli anni '90, con influenze pop-noir, dark e rock che caratterizzano il loro stile.

 

Il messaggio di "L'Assenza": Il singolo esplora il tema dei demoni interiori, seguendo il ciclo eterno di creazione, persecuzione, frammentazione e liberazione. Il testo offre il punto di vista del demone dell'assenza, evidenziando la sofferenza inflitta alla vittima e la permanenza in un ciclo senza fine.

 

"... il silenzio che ci avvolge / che ci uccide non svanisce"

"Resterò immobile / Ti colpirò infallibile / Cadrai giù esanime"

"...hai le mani così fredde / nel pallore della notte..."

 

Zatàna il progetto musicale e le sue radici: Nel 2023 è nato Zatàna, un intrigante progetto musicale guidato da Dèi Zatana (autore, compositore, produttore) e Lucyfage (voce), con l'aggiunta di musicisti scelti e definiti Z-Crew. Ciò che contraddistingue gli Zatàna è l'enigmatica presenza delle maschere che sfoggiano durante le loro esibizioni ufficiali e i concerti, per lasciare spazio alle parole, al suono e all’immaginario.

 

Cosa si cela dietro queste maschere? La maschera rappresenta il distacco dalla realtà, l’unico modo conosciuto dagli Zatàna per poterla attaccare e ricrearla attraverso il loro suono apparentemente scuro e definitivamente sincero.

 

"L'Assenza" è accompagnato da un videoclip diretto dal regista Stefano Poletti (ZenCircus, Sick tamburo, Tre allegri ragazzi morti), ideato e prodotto da Dèi Zatana, che sarà pubblicato a metà gennaio.

 

"L'Assenza" è solo un assaggio dell'album completo, "100% sadica", che si preannuncia come un contributo interessante al panorama musicale italiano del 2024.